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Roma, 30 gen – Alla fine della fiera, Sergio Mattarella ha affidato a Roberto Fico il mandato esplorativo per mettere insieme una maggioranza in grado di governare. Questo, ovviamente, non vuol dire che sarà l’attuale presidente della Camera a fare il premier: Fico, infatti, ricevette questo incarico anche il 21 aprile 2018, per sondare il terreno in vista di un possibile accordo M5S-Pd. Ma allora l’affare non andò in porto. Oggi, invece, le cose sono totalmente diverse. Una cosa è certa: questa crisi è tutt’altro che conclusa, anzi il braccio di ferro va avanti e a breve vedremo chi l’ha spuntata.

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Che farà Fico con il mandato esplorativo?

Tutto fa pensare che la maggioranza sarà esattamente la stessa del Conte bis: M5S, Pd, Leu e Italia Viva. Conferendo a Fico il mandato esplorativo, lo ha spiegato lo stesso capo dello Stato: «È emersa la prospettiva di una maggioranza politica composta a partire dai gruppi che sostenevano il governo precedente», e pertanto tale ipotesi «va peraltro doverosamente verificata». Non è un caso che, fallita l’operazione «responsabili» (o «costruttori», voltagabbana o altro), il M5S abbia riaperto a Iv poche ore dopo aver sentenziato «mai più con Renzi». Questa ridicola presa di posizione è durata ancora meno del «mai con il partito di Bibbiano».

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L’ipotesi Conte ter

Roberto Fico ha tempo fino a martedì per esercitare il suo mandato esplorativo e trovare quadra, per poi andare a riferire a Mattarella se la crisi è risolta e c’è un nuovo governo. Attualmente l’ipotesi più probabile è quella di un Conte ter. L’ex avvocato del popolo è sostenuto sia dai dem che dai pentastellati, e Renzi potrebbe anche accettare. Ma le incognite sono tante. L’apertura di Crimi a Italia Viva ha messo in subbuglio la fronda grillina guidata da Di Battista. Una scissione è improbabile, ma è tutt’altro che impossibile. C’è poi da capire che cosa farà Renzi nei prossimi giorni: il re degli intrighi di palazzo ha finora giocato alla perfezione la sua partita. È da vedere se si accontenterà di un Conte ter, cioè di un rimpastone e di qualche poltrona in più, oppure punterà al bersaglio grosso e tenterà di giubilare «Giuseppi». In ogni caso, dovesse essere reincaricato per la terza volta, Conte uscirà da questa crisi nettamente ridimensionato. Ma, del resto, è proprio quello che vuole Renzi (e anche il Pd). Staremo a vedere.

Valerio Benedetti

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