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Roma, 30 gen – Chi comanda in Stellantis? Tutti sullo stesso piano, secondo chi continua a (s)parlarne come di una “fusione paritaria”. Peccato che non lo sia. Non da oggi, ma da oltre un anno. Almeno da quando era chiaro che il consiglio di amministrazione della realtà nata dal matrimonio tra la (fu) Fiat e Peugeot sarebbe stato in maggioranza in mano ai transalpini. I rapporti di forza sono poi stati messi nero su bianco nel prospetto di quotazione: è Psa a comprare, Fca soccombe.

Così la Francia può diventare (anche) prima azionista di Stellantis

A pochi giorni dalla nascita ufficiale di Stellantis, quella che era una situazione “di fatto” rischia di tradursi anche in una situazione di diritto. Facendo cadere anche l’ultimo baluardo, quello per cui il gruppo Exor sarebbe stato comunque (con il 14,4%) il primo azionista della nuova realtà.

Magra consolazione. Ora neanche più quella, perché nel giro di poco più di una settimana sarebbero già stati scavalcati. O possono esserlo a breve. Rispetto alle cifre circolate inizialmente, infatti, lo Stato francese (già presente in Psa) non avrebbe il 6,2 bensì il 6,5% di Stellantis. Questo “grazie” allo spostamento di uno 0,3% di azioni precedentemente in mano a controllate di BpiFrance, il braccio armato della Caisse des dépôts et consignations, la Cdp in salsa gallica. Non un incremento della partecipazione, insomma, che sarebbe vietato (per sette anni) dagli accordi pre-fusione. La famiglia Peugeot conserva, da parte sua, il 7,2% del capitale. Con la possibilità, però, di acquistare un ulteriore 1,3%, vuoi dal gruppo cinese Dongfeng vuoi rastrellando il mercato.

Se la matematica non è un’opinione, sommando il 6,5% del governo di Parigi e il (potenziale) 8,5% di Peugeot, il totale fa 15%. Poco superiore – ma comunque al di sopra – della quota di spettanza Exor. Se l’obiettivo degli Agnelli era quello di smobilitare la loro presenza nel settore dell’auto, ci stanno riuscendo benissimo.

Filippo Burla

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1 commento

  1. a me gli agnelli mi stanno simpatici come un gatto ai maroni.
    ma devo anche ammettere una cosa:
    da qualsiasi parte lo si guardi,il futuro dell’auto privata non è roseo:
    entro una decina d’anni al massimo,circoleranno le prime auto completamente autonome
    e non ci vuol tanto ad immaginarsi flotte di veicoli della stazza di una smart o di una 500
    che sostituiranno sia le auto di famiglia che i mezzi pubblici,
    per il semplice fatto che tutti noi avremo una app sul telefono con cui chiamare un robotaxi sotto casa,
    dirgli a voce dove andare e poi pensare agli affari nostri mentre fa tutto lui.

    una volta arrivati,si paga con lo stesso telefono con cui si è chiamato il robotaxi
    e si va al lavoro,a scuola,a divertirsi e a casa dal bar…
    senza preoccuparsi di patenti,incidenti,manutenzioni,rifornimenti,
    bolli,permessi di accesso,multe,furti e parcheggi:
    mentre il robotaxi andrà a prendere il prossimo cliente o rifornirsi di energia elettrica,mentre un altro mezzo prenderà il suo posto.

    costo medio?
    probabilmente meno di un euro a tratta,forse anche mezzo.
    (un robotaxi elettrico sarà quasi senza manutenzione e senza costi di personale)

    se consideriamo che un’auto media ci costerà tra ammortamenti,assicurazioni,bolli,carburanti,manutenzioni,
    riparazioni e multe almeno 4000 euro all’anno,
    e non hai mai più problemi di parcheggio,garage,multe,perdite di tempo con le riparazioni
    non devi più studiare per la patente,
    puoi spostarti anche se sei ubriaco,addormentato,leggi
    o smanetti sulla rete..
    e anche se hai problemi metabolici seri
    (che oggi ti precludono totalmente il
    guidare un’auto)
    è molto probabile che entro dieci anni si venderanno in tutto il mondo UN DECIMO
    delle auto che si vendono adesso…ad andare bene:

    e saranno pure piccole e di fascia media o bassa,perchè le aziende che porteranno avanti questa rivoluzione
    NON compreranno auto grandi,di lusso o costose,
    ma cercheranno il miglior rapporto qualità prezzo per almeno il 90% delle flotte…
    (dopotutto gireranno essenzialmente in città,in sostituzione dei mezzi pubblici e delle auto di tutti i giorni)
    e le terranno fin quando andranno in pezzi,
    il che si traduce in almeno dieci anni a mezzo.

    ergo,
    se va bene resteranno due o tre case automobilistiche…IN TUTTO,
    e NON venderanno milioni di veicoli,ma centinaia di migliaia all’anno…
    AL MASSIMO,e in tutto il mondo

    quindi vista in questo modo,gli agnelli hanno fatto bene..
    o hanno fatto male?

    NON SO,
    quindi sospendo il giudizio.
    ma il mio giudizio…
    potrebbe ANCHE diventare positivo,se adesso utilizzeranno
    la grana che hanno preso dalla vendita di FCA per fare qualcosa che
    venda nel mondo,e dia lavoro qui in italia:
    per esempio,treni ad alta velocita..
    E..robotaxi,appunto.

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