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Roma, 10 mar – Governo e sindacati firmano il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale ed è subito luna di miele tra Cgil, Cisl, Uil e l’esecutivo Draghi. Anche se si parla di smart working pure dopo la pandemia e di digitalizzazione, di nuove figure professionali e di abolire le rigidità contrattuali. Insomma la pubblica amministrazione sarà piegata ai nuovi diktat Ue che di fatto precarizzano persino gli “intoccabili” statali ma sindacati e governo vanno a braccetto.

Draghi: “Patto per l’innovazione Pa primo passo, molto se non quasi tutto resta da fare”

“Il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società. Questo è sempre vero, con la pandemia è ancora più vero”, dice il premier Mario Draghi in occasione della firma dell’accordo a Palazzo Chigi. “Il patto è sicuramente di grande importanza, per il metodo, per il contenuto, per questa relazione di dialogo che c’è. Ma è – ricordiamocelo – il primo passo. Molto, se non quasi tutto, resta da fare“, chiarisce l’ex numero uno della Bce. Come a dire che siamo soltanto all’inizio e che gli statali non hanno ancora visto niente.

Il premier spiega che bisogna intervenire su età media e formazione dei dipendenti pubblici

“A fronte di questa centralità del settore pubblico se guardiamo la situazione attuale concludiamo che c’è molto da fare”, spiega Draghi. A tal proposito il premier individua come criticità in particolare l’età media (che si è alzata negli anni) e la (scarsa) formazione del personale pubblico. “La pandemia – avverte il premier – e il piano di rilancio e resilienza richiedono nuove professionalità e nuove forme di lavoro. Nuove professionalità richiedono investimenti e nuove regole. Questo è quello che oggi stiamo cominciando”.

Brunetta esulta: “Patto Pa inaugura nuova stagione di relazioni sindacali, venerdì parte il negoziato”

Il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” firmato con Cgil, Cisl e Uil “inaugura una nuova stagione di relazioni sindacali”. Così il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, aggiungendo che “venerdì convocherò le confederazioni sindacali per avviare il negoziato in tempi brevi. E’ per noi il miglior segno di ripartenza”. “La scelta del presidente Mario Draghi di valorizzare con la sua firma l’accordo di oggi pone questo nuovo inizio sotto i migliori auspici, per il Paese e per la sua capacità di puntare sulla responsabilità di tutte le parti per costruire un Piano nazionale di Recovery e resilienza che investa sullo Stato e sui suoi servitori”, sottolinea Brunetta.

Il plauso di Landini (Cgil): “Era dai tempi del governo Ciampi che mancava volontà di dialogo”

Entusiasmo condiviso dai sindacati. “Non si tratta solo di concertazione su temi generali. Qui si contratta sulle cose concrete, specifiche. Dal punto di vista politico non ci sono dubbi: come ai tempi del governo Ciampi, giunge dal governo Draghi una esplicita volontà di dialogo con i sindacati“. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. E se va bene all’ex leader dei metalmeccanici rossi della Fiom, va bene a tutti.

Entusiasmo anche da Cisl e Uil

Anche per ill segretario generale della Cisl Luigi Sbarrasi apre una nuova concertazione realmente condivisa“. Il patto per il sindacalista è “un traguardo strategico tagliato insieme in modo veloce e condiviso, efficace e ringrazio il ministro Brunetta che ci ha creduto e ha negoziato questo patto in maniera intensa con Cgil, Cisl e Uil e ringrazio il governo Draghi per averlo permesso”. “Abbiamo sottoscritto un accordo importante che risponde alle nostre esigenze. Investire nella Pa e garantire una Pubblica amministrazione efficiente è nell’interesse dei cittadini italiani. Una pubblica amministrazione che garantisce ogni giorno diritti di cittadinanza, diritti di territorialità”, aggiunge infine il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri.

Ecco i punti principali del Patto per l’innovazione della Pa

Tra i capitoli del documento ci dovrebbero essere la formazione, la digitalizzazione, lo sblocco dei concorsi, l’utilizzo dello smart working anche dopo l’emergenza dettata dalla pandemia, le relazioni sindacali, il welfare contrattuale e la revisione dell’ordinamento professionale del settore. Nel documento ci dovrebbe essere anche un impegno ad allargare la riserva tecnico economica per i nuovi contratti oltre i 3,375 miliardi attuali.

Smart working nel contratto anche dopo la pandemia

Sullo smart working dovrebbe esserci un’indicazione di massima per inserirlo nel contratto nazionale dopo essere stato in questi mesi di pandemia disciplinato dalla legge. Per quanto riguarda il welfare contrattuale ci dovrebbe essere un impegno sul suo sviluppo con la definizione successiva delle modalità. Tra le ipotesi, l’agevolazione fiscale del salario accessorio.

Sbloccare concorsi e modificare criteri di reclutamento nella Pa

Brunetta ha affermato la necessità di sbloccare i concorsi e le procedure già avviate, di modificare strutturalmente i sistemi di reclutamento nella Pa e prevedere percorsi specifici per selezionare gli specialisti destinati all’attuazione degli investimenti del Pnrr e di “semplificare e accelerare. La pubblica amministrazione dopo anni di depauperamento deve dotarsi di personale tecnico e amministrativo adeguato per gestire, rendicontare e rendere operativi i progetti del Recovery Plan”, spiega il ministro.

Abbandonare le rigidità contrattuali

“La ricostruzione di questo ‘dopoguerra da pandemia’ deve partire dal capitale umano pubblico. Bisogna abbandonare – conclude Brunetta, tornato alla guida del ministero della Pa dopo la sua guerra ai furbetti del cartellino – l’epoca dei blocchi del turnover, dei tetti riferiti a indicatori anacronistici, delle rigidità contrattuali. E bisogna agire subito, entro le prossime settimane”. Perché ce lo chiede l’Europa, ovviamente.

Adolfo Spezzaferro

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