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Firenze, 27 nov – Nuovi sviluppi nelle indagini sulla Fondazione Open, che secondo gli inquirenti organizzava la Leopolda di Matteo Renzi e che ha agito da “articolazione di partito” con finanziamenti illeciti (provvedendo tra le alte cose a pagare le spese ai parlamentari). Ora non è indagato soltanto il suo presidente, l’avvocato Alberto Bianchi, ma anche uno dei consiglieri del Cda della fondazione, l’imprenditore Marco Carrai, entrambi perquisiti dalla procura nell’ambito dell’inchiesta sull’ex “cassaforte” del Giglio magico. Viene dunque indagato anche un amico d’infanzia di Renzi: sarebbe stato lui il consigliere di riferimento per i finanziatori privati della stessa fondazione. “Ho fiducia che la magistratura chiarirà presto la mia posizione. So di non aver commesso reati e di aver sempre svolto i miei compiti rispettando la legge”, ha dichiarato l’imprenditore Carrai in tarda serata.

Renzi grida al complotto: “Massacro mediatico”

Dal canto suo, Renzi ha evocato il complotto: “E’ un massacro mediatico. La decisione delle perquisizioni di oggi legati all’inchiesta sulla Fondazione Open è stata presa dai pubblici ministeri di Firenze, Creazzo e Turco, titolari anche di altre inchieste: sono loro, ad esempio, ad aver firmato l’arresto per i miei genitori, provvedimento – giova ricordarlo – che è stato annullato dopo qualche giorno dai magistrati del Tribunale del Riesame. Ma il danno mediatico, e psicologico, ormai era già stato fatto”. Lo stesso ex premier ha poi parlato proprio dei finanziatori della sua ex “cassaforte” perquisiti dalla Guardia di finanza: “Chi ha finanziato in questi anni la Fondazione Open ha rispettato la normativa sulle fondazioni. Cosa facesse la Fondazione è noto, avendo – tra le altre cose – organizzato diverse edizioni della Leopolda. E se è giusto che i magistrati indaghino, è altrettanto giusto che io mi scusi con decine di famiglie per bene che stamattina all’alba (ieri, ndr) sono state svegliate dai finanzieri in tutta Italia solo perché un loro congiunto ha sostenuto in modo trasparente la nostra attività politica”. La fondazione dal 2012 al 2018 ha sostenuto le iniziative politiche di Renzi. Nel consiglio d’amministrazione, insieme al presidente Bianchi e a Carrai, figuravano anche i fedelissimi dell’ex premier Luca Lotti e a Maria Elena Boschi.

Tensioni nei giallofucsia

La vicenda sta creando non poche tensioni nella maggioranza giallofucsia. I 5 Stelle chiedono un’inchiesta parlamentare (per colpire lo scomodo alleato toscano). Il capo politico M5S Luigi Di Maio ha indirettamente attaccato l’ex segretario del Pd: “La Commissione di inchiesta sui fondi ai partiti è una delle ragioni per cui la Lega ha fatto cadere il governo ad agosto. Il nostro progetto di legge permette al Parlamento di far luce sui fondi che sono entrati non solo nei partiti ma anche nelle associazioni, nelle fondazioni. Questo ovviamente vale per tutti, anche per il M5S”.

Le indagini

Ieri, dalle prime luci dell’alba, la Finanza ha eseguito oltre trenta perquisizioni presso una dozzina di imprenditori di nove città italiane che in passato avevano finanziato Open. Sono stati coinvolti tra gli altri l’armatore Vincenzo Onorato e il finanziere David Serra, a Milano, Marco Zigon della Getra a Napoli, il gruppo Garofalo a Roma e a Firenze i fratelli Aleotti (proprietari della farmaceutica Menarini), Corrado Fratini e i fratelli Bassilichi. Secondo la procura, la fondazione avrebbe finanziato illecitamente il Pd, inoltre “ha rimborsato spese a parlamentari ed ha messo a loro disposizione carte di credito e bancomat”.

Adolfo Spezzaferro

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