Roma, 24 nov – Il price cap Ue non piace proprio a nessuno. È quanto emerge dalle ultime dichiarazioni nel merito da parte di praticamente tutti i governi, inclusi quelli che in teoria desiderebbero di più realizzarlo, come Italia o Francia.

Gas, ecco la schiera di Paesi che non vogliono il price cap Ue

Il price cap Ue, proposto dalla Commissione europea a 275 euro a megawattora, non piace proprio a nessuno. Già da prima della quantificazione, del resto, l’accordo era stato raggiunto con enorme fatica dai cosiddetti “partner” lo scorso mese. Così i ministri dell’Energia si trovano in una difficoltà che non sarà facile risolvere. Le reazioni, riportate dall’Ansa, sono negative praticamente da tutti i fronti. Da parte dei Paesi che lo chiedono da sempre quanto – ovviamente – da chi ha sempre visto con rifiuto l’idea, come la Germania o i Paesi Bassi. Nel frattempo, il prezioso aeriforme è tornato a volare nei prezzi, raggiungendo quasi i 130 euro al megawattora nella nota piazza di Amsterdam: un aumento dell’8,34%. Si era andati in realtà anche oltre, toccando un massimo di giornata a 133,9 euro (+11%).

La probabilità che il tetto ai prezzi divenga realtà: “Ci sono più possibilità che i pianeti si allineino”, ironizza il web

Il price cap Ue non piace a nessuno e non lo vuole nessuno, prima di tutto per una soglia (quella di 275 euro a megawattora) che viene ritenuta troppo alta (e vorremmo ben vedere, visto che quasi “doppia” i prezzi attuali di mercato), ma anche per modalità di attivazione talmente specifiche e di difficile realizzazione da far pensare che questo benedetto intervento potrebbe rimanere solo teoria.

Esso potrebbe entrare in azione, infatti, solo se la quotazione del gas rimanesse al di sopra della soglia di 275 euro pe un paio di settimane consecutive, mentre lo spread per gli indici del Gnl rimanga a 58 euro al megawattora per dieci giorni (sempre consecutivi). Sul web qualcuno prende pure in giro: potrebbe succedere con la stessa probabilità della celebre metafora “spaziale” dei pianeti allineati, considerando che non è avvenuto nemmeno durante la crisi dei prezzi di agosto.

Critiche a pioggia da parte di tutti

L’Ue lancia la palla, il giorno dopo tutti la rifiutano. Grosso modo, la dinamica è questa. Addirittura non si sono risparmiate le derisioni, visto che la proposta comunitaria è stata definita come “un gioco” e qualcuno ha addirittura scherzato sul fatto che una volta tanto Bruxelles sia riuscita a “mettere tutti d’accordo”: il non trascurabile dettaglio riguarda l’oggetto della concordia, ovvero il rifiuto generalizzato. Non lo vuole l’Italia, che era stata in prima fila a chiederlo e che oggi lo definisce, per com’è strutturato “inefficace, una pura bandiera” per usare le parole il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. “Un topolino partorito dalla montagna europea” gli fa eco Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Ma anche altrove il quadro è di bocciatura senza appello: il ministro spagnolo Teresa Ribeira  ha dichiarato di volersi opporre “in maniera forte” a un testo che sembra “un gioco”. Un testo in grado solo di “generare l’effetto opposto a quello desiderato” con “un maggiore aumento artificiale dei prezzi”. Critiche anche dalla Polonia dove il primo ministro Mateusz Morawiecki si dice “preoccupato” cercando affinità con i Paesi di Visegrad. Per la Francia la proposta “è insufficiente, inefficace e incoerente” e ora Bruxelles deve presentare “soluzioni praticabili e operative”, contrariamente a una “propaganda politica” ritenuta inutile, oltre che dannosa.

Alberto Celletti

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