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totiRoma, 3 feb – Dopo averci messo un po’ a riprendersi dalla mossa di Renzi sul Quirinale, Forza Italia cerca di uscire dall’angolo in cui l’ha messa il premier. E allora esce fuori dal cappello niente di meno che un “patto generazionale”.

Un partito che non ha mai costruito una classe dirigente ora di punto in bianco vorrebbe addirittura proporre un ringiovanimento dei dirigenti. Partendo da chi? Ma dalla persona che di quell’assenza di classe dirigente è simbolo: Giovanni Toti. Ovvero l’ultima infatuazione del Cavaliere, una persona che non rappresenta nessuno se non se stesso.

Toti ha cercato maldestramente di gettare un ponte verso Fitto: “A lui voglio fare appello per assumersi delle responsabilità. Lui ha fatto un’opposizione a viso aperto, gliene va dato atto. Ora trasformi le idee di opposizione in idee di gestione, entri dentro con patto generazionale, un ‘patto dei quarantenni’. Non è il momento delle divisioni. Io, Fitto, la Rossi, la Bergamini, abbiamo la stessa età e siamo tutte persone che credono nel centrodestra e nella sua ricostruzione. Io credo che le divisioni vadano lasciate indietro. Chi ne resta fuori, pensano solo alle critiche e a dire ‘io lo avevo detto’, non offre un contributo costruttivo”.

Cosa significa tutto questo? Sostanzialmente nulla. È solo uno slogan pubblicitario, un’espressione vuota. Il rilancio di Forza Italia avviene così attraverso parole d’ordine “vincenti” che non toccano la sostanza dei problemi e tutt’al più sono buone per fare qualche titolo. Del resto Toti è o non è innanzitutto un giornalista?

Giorgio Nigra

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