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Immagine della cometa 67/P
Immagine della cometa 67/P

Roma, 3 feb – La missione della sonda dell’Esa Rosetta sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko continua ad essere proficua: l’ultima rielaborazione dei dati ha permesso di determinarne la struttura e la provenienza aiutando gli scienziati a fare luce sulle origini del nostro universo.

Usando gli strumenti del sistema Osiris (acronimo di Optical Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System) si è potuto calcolare il campo gravitazionale della cometa e la sua densità, scoprendo così che il corpo cometario è relativamente poroso e soffice con una densità pari a quella della metà di quella dell’acqua e fornendo, quindi, indizi sulla sua struttura.

Osiris ha inoltre fornito immagini preziose che hanno permesso di rilevare morfologie di tipo diverso sulla superficie della cometa, incluse dune, pareti di roccia e fratture. In ogni modo, l’accertata porosità del corpo celeste, significa che le strutture osservabili simili a roccia sono formate da polvere compatta. Molte altre strutture invece sembrano sia dovute da gas che smuove la polvere intorno alla superficie, un po’ come il vento modella le dune nei deserti terrestri.

Immagini a più elevata risoluzione, dell’ordine di 15 cm per pixel, mostrano morfologie che possono dare indizi sulla storia della cometa: strutture dalla forma particolare della grandezza di circa 3 metri sono state trovate dappertutto sulla cometa. Il dottor Holger Sierks, dell’istituto Max Planck per la ricerca sul Sistema Solare di Göttingen, Germania, sostiene che queste possano essere d’aiuto per capire in che modo le particelle di ghiaccio e di polvere si siano unite nei primi stadi di formazione del Sistema Solare: “L’ipotesi è che questi siano i mattoni delle comete” sostiene il dott. Sierks.

La particolare forma della cometa, due grandi lobi collegati tra loro da una sorta di collo, pone degli interessanti quesiti su come si sia potuta formare: se infatti possa essere il risultato dell’unione di due corpi distinti o se il collo sia il risultato di una sorta di erosione di un unico corpo originario. In caso venissero trovate delle differenze nella composizione dei due lobi, la prima ipotesi risulterebbe la più realistica ma sino ad ora questi sembrano avere strutture simili.

Immagini all’infrarosso della sua superficie, ottenute dal sistema Virtis (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer), hanno mostrato un’abbondanza di composti organici opachi e molto poco ghiaccio d’acqua: questo starebbe ad indicare che la cometa avrebbe avuto origine nelle parti più distanti della fascia di Kuiper, una fascia che si estende oltre l’orbita di Nettuno e che è prevalentemente formata da corpi minori costituiti principalmente da ghiacci di elementi volatili, idrocarburi leggeri e acqua, piuttosto che provenire dalle regioni vicine a Giove, come suggeriva la sua orbita.

Paolo Mauri

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