quirinaleRoma, 24 gen – Patto del Nazareno, minoranze vogliose di sgambetti, ingerenze straniere: la partita del Quirinale è più intricata che mai e tutti gli attori coinvolti sembrano avere in testa qualsiasi cosa, tranne quello che tutti ripetono, ovvero la nomina di un personaggio “super partes” che “rappresenti tutti” e bla bla bla.

Ieri si sono sfilati Antonio Martino, il cui nome era stato avanzato da Berlusconi, e Massimo D’Alema.

Per ora Matteo Renzi non scopre le sue carte, ma tiene aperto più di uno schema possibile. Da qui alla quarta votazione, quando l’abbassarsi del quorum per l’elezione renderà l’impresa possibile, c’è ancora una settimana. Forse anche dieci giorni. Giorni per ricompattare il Pd, al netto di chi, come Civati o Fassina, viene considerato praticamente perso. L’uomo della ricucitura, a sorpresa, potrebbe essere Pier Luigi Bersani, mentre Vendola cerca di saldare un asse “anti-Nazareno” con i civatiani e i 5 Stelle.

Nel frattempo Silvio Berlusconi stringe di nuovo con Alfano e si sente ora più decisivo dopo aver visto, nero su bianco, che i voti dei suoi parlamentari sono stati necessari per far avanzare la legge elettorale. Lo stesso Alfano ieri sera si è incontrato con Renzi a palazzo Chigi. I due sarebbero d’accordo sul fatto di mandare al Quirinale un “liberale vero”, qualsiasi cosa ciò voglia dire. Uno di “alto profilo internazionale”. Leggi tra le righe: uno gradito ai poteri forti stranieri.

L’ideale (per loro) sarebbe Giuliano Amato, uno che piace sia a Renzi che a Berlusconi (ma anche ad Alfano e a Bersani). Piace pure alla Casa Bianca. Di recente in un’intervista l’ambasciatore Usa a Roma, John Phillips, ha tracciato un identikit del presidente più gradito a Washington e dietro il profilo tracciato molti hanno visto la silhouette del Dottor Sottile. Del resto Amato insegna alla Columbia University di New York, presiede il Centro studi americani di Roma e ha la presidenza onoraria di Aspen Institute. Un candidato perfetto, quindi. Per gli americani. Per gli italiani è tutta un’altra storia…

Giorgio Nigra

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