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Roma, 11 apr – Il governo Draghi, come ampiamente prevedibile, si trova a fronteggiare una complessa situazione sociale. Dopo più di un anno dall’inizio dell’emergenza il popolo italiano è giustamente stremato dalle limitazioni continue e dalla crisi economica. Promesse su riaperture, risarcimenti alle attività costrette alla serrata, oltre all’ormai poco credibile retorica dell’ultimo miglio da percorrere, hanno prodotto un effetto boomerang che è sfociato in protesta sociale.

Osservando le manifestazioni dei lavoratori degli scorsi giorni otteniamo amara testimonianza della situazione in cui versa una consistente parte del nostro tessuto sociale. Triste constatare come buona parte dell’opinione pubblica e della politica non operino con la dovuta comprensione di tali disagi. Non vi è infatti, ad oggi, ancora alcuna chiarezza sulle date e le modalità di ripartenza per il tessuto sociale e produttivo della nazione.

Le non-risposte del governo Draghi

In un’intervista al Foglio, ad esempio, il ministro Speranza ha lasciato anzi presagire che sarà difficile assistere ai tanto auspicati allentamenti delle restrizioni prima di giugno inoltrato. Questo, fra le altre cose, data anche la lentezza sulle vaccinazioni che il governo Draghi non ha per ora saputo velocizzare. Ci troviamo dunque dinanzi ad un prossimo futuro ancora colmo e irto di difficoltà. Ad una buona metà garantita economicamente dagli stipendi pubblici o da sussidi (destinati a diventare perpetui?) se ne aggiunge una controparte vittima di totale incertezza.

La disorganizzazione del piano vaccinale, l’inesistenza attuale di un piano di risposta economica europea e le divergenze interne al governo difficilmente produrranno degli interventi immediati. Pertanto, non possiamo che rivolgere l’ennesimo appello di ragionevolezza al governo Draghi: riaprire l’Italia, permettendo il lavoro in sicurezza è una prioritaria ed assoluta necessità. Dovesse persistere la retorica che ci ammorba da oltre un anno, non potranno che riverificarsi spiacevoli episodi. I quali rischiano di porre in serio pericolo anche la nostra sicurezza sociale.

Tommaso Alessandro De Filippo

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2 Commenti

  1. Ritengo il sino-virus l’ occasione, se non altro (!) sfruttata ad hoc, per giustificare che molti matricole codice fiscale/partita iva in Italia (perché a questa “targa” siamo ridotti sin dalla nascita), e non solo, sono alla canna del gas… Giù la mascherina, anzi la vera e propria maschera, del sistema auto-assolutorio.
    Diranno sempre (gli indegni): se non ci fosse stata l’ epidemia…!! Questa è la vera maialata!! Sveglia!!

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