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Un Fioramonti appassisce: il governo perde pezzi e inizia a scricchiolare

by Eugenio Palazzini
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Fioramonti, con Conte

Roma, 26 dic – Fioramonti si è dimesso e di certo non ci mancherà. L’addio del pessimo ministro dell’Istruzione non è però il segnale di un mal di pancia solitario, perché a prescindere da accuse, controaccuse e battibecchi in atto sulla questione in sé, il governo giallofucsia è sempre meno credibile e sembra tutto tranne che solido. Non si tratta di mere percezioni e se molti indizi non fanno una prova, come noto poco ci manca. Le reazioni alle dimissioni di Fioramonti lo testimoniano chiaramente: c’è un esecutivo tricefalo che perde pezzi, si sfilaccia, si prende a testate e si lancia frecciate incrociate sinora attenuate soltanto dal paradigma in apparenza inviolabile di sua santità la poltrona. L’unico collante è rimanere incollati al comodo schienale di un sedile imbottito di trappole e balzelli per i cittadini italiani, partoriti tra l’altro a fatica.

Tutti contro uno, tutti contro tutti

Così il malcontento nei confronti del governo cresce all’interno del governo stesso, in un trionfo del paradosso grottesco. Assistiamo allora a varie forme di fuoco amico tra ex amici, con il ministro grillino alle Pari Opportunità, Fabiana Dadone che attacca l’ormai ex collega grillino Fioramonti: “Trovo stucchevole – ha scritto su Facebook – che chi professi coraggio agli elettori poi scappi dalle responsabilità politiche”. Al contempo dal M5S si alza il solito coro indispettito, da moglie tradita che invoca l’assegno di mantenimento: “Fioramonti ci deve 70 mila euro”.

E mentre l’opposizione incalza il premier Conte, ex avvocato del popolo ridotto a malinconico direttore di un’orchestra che attende di suonare il requiem, i renziani provano ancora a suonarle al primo ministro: “Questo governo – ha dichiarato il leader dei Moderati Giacomo Portas, deputato indipendente di Italia Viva – perde i ministri come le foglie d’autunno di un albero. La sua credibilità è ridotta a zero, e ogni giorno sono sempre più convinto di aver fatto bene a non votare la fiducia”. E ancora, sempre dagli scranni di Italia Viva, arriva la stoccata di Gianfranco Librandi: “Chi lascia il campo di battaglia dimostra il livello del suo coraggio e la qualità del suo impegno. Siamo sicuri che sarà nominato un ministro preparato e coraggioso”.

Beato lui, noi che non abbiamo certezze saremmo invece disposti a scommettere sull’ennesima fregatura. D’altronde l’unica difesa di Fioramonti dalle parti della maggioranza arriva dalla quarta testa fantasma del governo, i partigiani di Leu (sì, come gruppo parlamentare esiste sempre): “Un sincero ringraziamento per la sua determinazione e coerenza”, ha detto Stefano Fassina. Un fiammifero spento in fondo al tunnel.

Eugenio Palazzini

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