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Roma, 23 nov – Forse non se l’aspettava nessuno. Oppure sì, e sarà la chiave di volta per far piazza pulita. Il voto sulla piattaforma Rousseau, con cui gli iscritti al M5S hanno deciso per la partecipazione dei pentastellati alle elezioni regionali, ha scatenato un putiferio all’interno del movimento. Mettendo in seria difficoltà il capo politico Luigi Di Maio e a rischio persino l’esistenza dello stesso partito.

M5S alle regionali, Di Maio parla già da sconfitto

Dopo la batosta in Umbria, d’altronde, decidere di presentare le proprie liste in Emilia-Romagna e in Calabria potrebbe davvero diventare una Caporetto. Ma senza la possibilità di ripiegare sulla linea del Piave per rimettere in sesto le truppe.

Ne è perfettamente cosciente Di Maio: “Non so quanti voti prenderemo, ma lavoreremo per mettere qualche consigliere regionale nei consigli“, ha spiegato ieri mentre era in visita in Sicilia. Un’ammissione di sconfitta preventiva: il leader M5S è perfettamente cosciente che alle regionali il rischio è di assistere ad un’ulteriore ridimensionamento dei grillini, per cui il tentativo esperito è quello di salvare il salvabile. “Siamo in difficoltà”, aveva detto non più tardi di due giorni fa, smentendo però qualsiasi voce di spaccatura interna.

Difficile credergli, dato che quello stesso giorno la certificazione del tracollo arrivava nientemeno che dal fronte parlamentare: “Luigi, ora basta. Arriva sempre il momento, per ognuno di noi, di guardarsi allo specchio e ammettere che nonostante gli enormi sforzi fatti, il grande lavoro prodotto, stiamo fallendo“, aveva scritto sul proprio profilo facebook il senatore Emanuele Dessì.

L’ipotesi di Becchi: il movimento è morto?

Nelle more di un probabile futuro incontro a quattr’occhi fra Di Maio e Beppe Grillo, c’è chi lancia persino il de profundis del M5S. E’ Paolo Becchi, già “ideologo” del M5S (salvo poi abbandonarlo criticamente) e molto vicino allo scomparso Gianroberto Casaleggio.

Intervistato da Il Sussidiario, il filosofo e accademico spiega che secondo lui “Davide Casaleggio ha capito che il Movimento creato da suo padre è finito. Si tratta solo di gestirne la fase terminale, un’agonia che può essere più o meno lunga”. Poche le opzioni sul tavolo: scartati gli “Stati Generali”, definiti “un bluff, una comparsata dei soliti noti con un po’ di veline intorno”, l’unica strada potrebbe essere quella di una rifondazione completa: “Davide ha capito che questo M5s non ha più a che fare con il Movimento di suo padre e vuole accelerarne la fine. Per rifondarlo? Per fare qualcosa di nuovo? Non lo sappiamo”.

Nicola Mattei

1 commento

  1. il sodalizio con il pd gli è stato fatale..se li sono mangiati come sardine..5s kaputt.. con l’aiutino del piddiano grillo&cazzaleggio srl

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