Roma, 25 ott – Per il governo Meloni è il giorno della fiducia parlamentare, ultimo passaggio per poter avere il via libera alle azioni – si spera – concrete. Alle 11 il premier parla alla Camera – come riportato su Tgcom24 – prima di depositare il discorso tra le 12 e le 13 in vista della replica in Senato.

Governo Meloni, la fiducia e il discorso di insediamento

Il governo Meloni chiederà la fiducia e il presidente del Consiglio pronuncerà il suo primo discorso nell’aula di Montecitorio. Un discorso di ampio respiro che, secondo quanto sostiene l’Ansa, partirà proprio dalla guerra in Ucraina per poi abbracciare tutte le questioni fondamentali. Secondo le ultime indiscrezioni, ci sarà anche un passaggio sulla “declinazione al maschile” che tanto sta facendo impazzire le donne di sinistra in questi giorni. La parte più “discontinua” del manifesto programmatico di Meloni (virgolettato non casuale), saranno i nomi e i nuovi ministeri, quindi la sovranità alimentare, la natalità, il merito, il made in Italy. Da ascoltare con attenzione le parole del premier in questo frangente: magari non ci potranno dire molto, ma qualcosa di almeno abozzato su cosa intenda fare il governo nelle questioni sopraindicate sarebbe auspicabile, perché vista l’esposizione è naturale per i cronisti stare alla finestra e guardare la presenza o meno dei mai troppo inflazionati “fatti”.

Totale continuità in politica estera con Draghi

La parte più prevedibile del discorso del presidente del Consiglio sarà sulla politica estera. Lì c’è veramente poco, per non dire nulla, su cui riflettere, ragionare o – per i più ingenui – sperare. La collocazione dell’Italia non solo non è in discussione, ma è stata ribadita dal nuovo premier già in campagna elettorale, più volte. Dunque ci sarà una scontata condanna della Russia, un appoggio completo all’Ucraina, un sì all’invio delle armi, l’ennesimo pronunciamento di appartenenza al blocco euroatlantico. “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”, specialmente se nutrite idee dissidenti o quanto mento discontinue. Forse l’unica, di speranza, è che Giorgia Meloni provi almeno a giocarsela, all’interno di questi blocchi e di queste declinazioni praticamente obbligate. Membro Nato, membro Ue, ma con una politica di più ampio respiro possibile: prendendo esempio da paesi come la Turchia, parzialmente la Francia e – tra le piccole realtà – l’Ungheria. Tutti membri di blocchi granitici, ma con uno spazio di manovra che ogni tanto prova a farsi largo. Del resto, anche Bettino Craxi era atlantista, quindi c’è modo e modo di essere perfino quello.

Alberto Celletti

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2 Commenti

  1. L’ Ungheria non è da considerarsi una piccola realtà… è ancora piuttosto integra, diversamente da Turchia e Francia che necessitano dei poteri esecutivi e giudiziari in modo spropositato.

  2. Letto il discorso… qualcuno non Le ha spiegato che ad essere troppo Yank può suonare storto visto che siamo ancora in Italia? D’ accordo che è giovane ma oramai molto relativamente. Non possiamo permetterci che diventi anziana come B. per comprendere qualcosa di più. Che un segnale in tal senso Le giunga presto e bene. Auguri.

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