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Il Parlamento? Non conta più nulla. Lo dicono i numeri

by La Redazione
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Governo RenziRoma, 19 feb – Il Parlamento questo sconosciuto. Gli ultimi quattro esecutivi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi) hanno visto di fatto un riassetto istituzionale informale per cui il governo ha pian piano scalzato la centralità del Parlamento.

Il che non sarebbe un male in sé, se questo significasse una crescita della dimensione decisionista della politica anziché un commissariamento delle istituzioni da parte di potentati sovranazionali che impongono delle scelte da prendere subito e senza fiatare.

Secondo il minidossier Openpolis “Il governo al tempo della crisi”, infatti, il periodo preso in esame ha visto 80% delle leggi di iniziativa governativa e solo il 20% di iniziativa parlamentare.

Interessante è anche la percentuale di successo rispetto l’iniziativa, da cui si evince che oltre il 30% di tutte le proposte del governo diventa legge mentre le proposte del Parlamento che vanno a buon fine non raggiungono neanche un misero 1%. Anche rispetto alla lunghezza del procedimento legislativo dobbiamo distinguere se l’iniziativa è del governo (media 112 giorni) o del Parlamento (media 337 giorni).

Per ottenere questi risultati senza che ci sia stata una formale attribuzione di nuove prerogative il governo ha utilizzato sempre maggiormente lo strumento del voto di fiducia. Non solo sui provvedimenti particolarmente dibattuti – 8 voti di fiducia per approvare la riforma Fornero sul lavoro – ma anche come metodo consolidato per compattare la maggioranza e restringere il dibattito d’Aula. Il rapporto fra leggi approvate e fiducie richieste ha raggiunto nuove vette con gli esecutivi Monti e Renzi, entrambi intorno al 45%.

Compito del Parlamento sarebbe anche quello di vigilare sull’attività del governo, operazione che svolge perlopiù attraverso la presentazione di interrogazioni e interpellanze alla Presidenza del Consiglio oppure ai singoli ministri. Le risposte che riceve però sono bassissime, in totale viene data attenzione solo al 35% dei quesiti, con la percentuale che tocca il punto più basso con il governo Renzi, sotto il 25%.

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