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grillini anti RisorgimentoRoma, 4 mar – Che i grillini, nella loro confusa e contraddittoria ideologia, non siano in sintonia con l’identità nazionale è un dato di fatto. A dispetto di alcune sparate anti-immigrazioniste del loro guru, il M5S ha infatti votato o comunque favorito tutte le misure antitaliane proposte dal governo a trazione Pd: dall’abrogazione del reato di clandestinità allo ius soli e alla cittadinanza facile. Molto comodo fare i «populisti» senza poi però preoccuparsi anche solo di definire che cos’è il «popolo» italiano. Molto comodo sparare ad alzo zero contro la «casta» per poi sostenerla in Parlamento praticamente in tutte le sue nefandezze ai danni degli italiani.



Ora, comunque, arriva anche l’attacco all’identità storica dell’Italia. Quest’attacco è rappresentato dalla richiesta di istituzione di un fumoso «Giorno del ricordo per i martiri dimenticati del Risorgimento». La proposta, presentata in Parlamento, è così illustrata dal senatore grillino Sergio Puglia, uno dei tanti Carneadi della mal assortita truppa pentastellata: «Il tempo è maturo per fare una riflessione e analizzare cosa accadde alle popolazioni civili meridionali e quanto ancora ci costa nel presente. Nei testi scolastici si fa appena un accenno. Chiediamo solo la verità». Benissimo, ma chi sarebbero i garanti di questa presunta «verità»? Puglia li cita apertamente: Antonio Gramsci, Indro Montanelli, Pino Aprile. Ossia un filosofo e due giornalisti. Che non ci sia neanche uno storico tra i riferimenti grillini è sintomatico.

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Ci siamo del resto già occupati delle «bufale» pseudo-storiche sul Risorgimento e sulle «repressioni sabaude», nonché delle idealizzazioni ex post dei «briganti», che girano imperterrite tra web e saggi di dubbia scientificità. Per questo cerchiamo di spostare la discussione più in là. Al netto del rispetto doveroso nei confronti delle sofferenze di alcuni meridionali di allora, e fatta ovviamente salva la libertà di ricerca storiografica su quegli eventi, non si capisce bene l’opportunità politica di istituire oggi una tale ricorrenza civile. Per fare un solo esempio: i massacri delle foibe e il conseguente esodo degli istriano-dalmati hanno riguardato e colpito una vasta porzione di nostri connazionali, i quali hanno peraltro dovuto sopportare un silenzio vergognoso su quella tragedia, dettato da viltà democristiana e collusione comunista. Le tanto famigerate quanto presunte «repressioni sabaude», invece, hanno toccato – dati alla mano – un numero ben più esiguo di persone. Senza contare, peraltro, che le ben più numerose vittime del brigantaggio – che hanno subìto omicidi, stupri e saccheggi – erano anch’esse meridionali. Dovremmo quindi istituire anche una Giornate in ricordo delle vittime meridionali del brigantaggio?

Tuttavia, anche queste considerazioni finiscono per esulare dal normale dibattito storiografico. Quello che invece veramente conta – dietro al paravento del rispetto per le «vittime» – è il tentativo palese dei grillini di alimentare le divisioni degli italiani. Perché di questo si tratta: prendere un topos pseudo-storico e farne un’arma politica che mina alle fondamenta l’identità e la coesione del popolo italiano. Ci permettiamo allora di fare una controproposta: visto che il centenario 1915-2015 dell’entrata in guerra dell’Italia è passato in sordina, perché non dedicarsi anima e corpo alla celebrazione dei cento anni della vittoria 1918-2018? Quella sì che fu un’impresa collettiva di tutti gli italiani: settentrionali e meridionali, borghesi e contadini, conservatori e rivoluzionari. Insomma, perché per una volta, invece di sottolineare le nostre divisioni, non possiamo celebrare la nostra unità e la nostra fratellanza, sancita dalla lotta comune e dal comune sangue versato?

Valerio Benedetti

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1 commento

  1. Vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna.

    è piu nazionalista salvini, e dico salvini, quello della padania del prima il nord che grillo e i suoi grullini.

    ma invece di proporre cose senza senso, che portassero in parlamento una legge sul negazionismo delle foibe.

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