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Roma, 30 giu – Beppe Grillo licenzia Giuseppe Conte come possibile leader del M5S: “Non ha visione politica né capacità manageriali“. Finisce dunque prima ancora di iniziare la leadership dell’ex premier per ciò che rimane dei 5 Stelle. Sì, perché l’ex avvocato del popolo ha provato a imporsi sul fondatore, con richieste irricevibili circa la nuova linea del movimento (e il ruolo di Grillo). Pertanto il garante, che peraltro recupera pure Casaleggio – in una sorta di ritorno alle origini -, ha dato il benservito a colui che lui stesso aveva indicato come l’uomo giusto per rinnovare il M5S. Ora la scissione è solo questione di tempo. Infatti Grillo ha annunciato un voto, per l’elezione di un nuovo direttivo, sulla ritrovata piattaforma Rousseau. Ma dal canto loro, i pentastellati contiani fanno già sapere che “così il movimento è morto”.



“Una bozza e via”: sul suo blog Grillo licenzia Conte

Lo strappo non è stato ricucito, dunque. Grillo ha dato dell’incapace a colui a cui ha affidato per due volte il compito di governare il Paese. E lo ha cacciato dal suo M5S, di cui è padre padrone, con un post sul suo blog, intitolato “Una bozza e via“. Le ragioni del “licenziamento” dell’ex premier sono evidenti, secondo il garante. “Conte può creare l’illusione collettiva (e momentanea) di aver risolto il problema elettorale, ma non è il consenso elettorale il nostro vero problema. Il consenso è solo l’effetto delle vere cause, l’immagine che si proietta sullo specchio. E invece vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente). E Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione“. L’Elevato dixit.

Conte contro il “padre padrone” del M5S

Dal canto suo, l’ex avvocato del popolo ha preferito non replicare pubblicamente. Ma, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, Conte non ha alcuna intenzione di ricucire. “Beppe ha fatto la sua scelta, essere il padre padrone della sua creatura“, mentre quella di ieri è stata “la riprova che l’attuale statuto necessitava di un deciso salto di qualità in termini di democrazia interna”, avrebbe detto l’ex premier. Uno dei nodi infatti era quello dello statuto: la bozza proposta da Conte è stata bocciata senza appello dal garante. “Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco“, è l’attacco di Grillo. Gli altri nodi mai sciolti quello sulla comunicazione e sui poteri del garante.

5 Stelle verso la scissione: i “poltronisti” con Conte

E adesso cosa succede? Come abbiamo detto ora il M5S si spaccherà in due tra governisti (ossia i poltronisti“) e chi vuole tornare al movimento di lotta. Per quanto riguarda Conte, invece, prende piede la possibilità che si faccia un partito tutto suo, in cui si rifugeranno i grillini poltronisti a cui sarà impedito di candidarsi per la regola del secondo mandato. Certo, il partito dell’ex premier fa subito pensare a Scelta civica e alla (meritata) brutta fine di Mario Monti. Infatti un conto sono i sondaggi, un conto i voti, che invece sono veri. In ogni caso, da qui a quando si voterà c’è abbastanza tempo per tentare di “costruire un partito forte che metta radici nei territori”, come ha sottolineato lo stesso Conte. Fino ad allora l’impressione tuttavia è che al massimo l’ex premier si faccia un partitino virtuale, con i grillini che stanno dalla sua parte pur di non doversi cercare un lavoro. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro



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5 Commenti

  1. La giusta fine di una farsa ideata da un guitto genovese che ha illuso solo gli utili idioti che lo hanno votato ed è servita solo a drenare voti che sarebbero stati di destra o di sinistra in un falso ideologico, nel vero senso della parola.
    Non basta l’onestà ne la verginità politica per governare una Nazione. Conte puo fare ciò che vuole e qualche sociologo può ipotizzare a bocce ferme che prenda più voti di Lega FdI ma i voti senza organizzazione territoriale non li prendi. Quanto al M5S se arriva al 10% sarà grasso che cola e saranno tutti voti di sinistra, quindi chi ci perderà oltre ai seguaci del buffone di Genova sarà il PD.
    Amen.

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