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sinistraRoma, 14 nov – Perché la sinistra perde? Non tanto le elezioni, quanto il contatto con i territori, i popoli, la gente minuta. Pensiamo al suicidio globale della sinistra dei poteri forti con Trump, ma anche a quello locale, ma emblematico, della sinistra barricadera avvenuto a Magliana. Fatti molto diversi per dinamiche e importanza, certo, ma che raccontano entrambi di un popolo che volta le spalle a una sinistra ormai incapace di sentirne il grido di dolore, quando non direttamente impegnata a provocarlo essa stessa.



Ecco, perché questo accade? Per molti e complessi motivi, ovviamente, ma uno in particolare merita di essere sottolineato. È la deriva del boldrinismo. Che è una tendenza politica generale, nata prima dell’elezione alla presidenza della Camera di Laura Boldrini, ma da costei incarnata e rappresentata in modo quasi parossistico. Si tratta dell’abbandono delle grandi questioni sociali per abbandonarsi al ridicole battaglie del tutto marginali si questioni formali, inessenziali, ideologiche, relative alla sensibilità di alcune categorie sociali. Insomma, è il motivo per cui a un certo punto smetti di combattere le battaglie di classe e ti impunti su quelle di genere. Non che il vecchio classismo di estrazione marxista fosse esente da pecche, ovviamente, ma aveva almeno reali capacità di rappresentanza. Oggi la sinistra rappresenta solo se stessa. Questa deriva è avvenuta quando ha sostituito, nel suo sistema di pensiero, lo “sfruttato” con la “vittima”.

Ora, per difendere lo sfruttato, la sinistra doveva innanzitutto indagare il meccanismo dello sfruttamento. Gran parte dell’ideologia di sinistra dell’ultimo secolo e mezzo riguarda proprio l’indagine scientifica di tale dinamica sociale, indagine che è ovviamente contestabile, ma che aveva il pregio di una pretesa di oggettività: non conta come ti senti tu, anche se ti trovi da dio nella catena di montaggio sei sfruttato lo stesso, per via del plusvalore etc etc. La vittima, invece, è tale solo in virtù della sua sensibilità e tu non hai alcuno strumento concettuale per dirle che in realtà non lo è, perché non puoi contestare una sensazione interiore. Una volta compiuto questo passo esiziale, quando fai un congresso di partito o butti giù un programma politico e qualcuno alza la mano e ti dice “mi sento offeso in quanto donna / gay / ciccione / molisano / radioamatore”, tu sei obbligato a prendere sul serio la sua lamentela e a darle dignità politica.sinistra

Pensate a quella che è una delle battaglie boldriniste per definizione, quella per i diritti dei gay. Questo mondo, negli anni ’80, ha deciso di darsi per nome una sigla, Lgb. Ovvero lesbiche, gay e bisessuali. Poi, negli anni ’90, è divenuto Lgbt, perché i trans si ritenevano discriminati a essere inclusi nelle altre categorie. In questo modo, però, si discriminavano i non eterosessuali ancora confusi sulle loro preferenze. È nato quindi l’acronimo Lgbtq, inserendo i queer. E gli intersessuali, quelli che una volta erano detti “ermafroditi”? Perché la loro esperienza deve essere appiattita su lesbiche, gay, bisessuali, trans e queer? Ecco allora l’ultima variante, l’acronimo impronunciabile Lgbtqi. E se domani se ne uscisse uno che va nei giorni pari con gli uomini e nei giorni dispari con le donne? Perché non farsi carico della sua specifica sofferenza? E allora chiamiamolo “alternista” e inseriamolo nell’acronimo. E così via.

Una volta imboccata la china del politicamente corretto, ogni categoria politica salta e ci si trova su un piano inclinato in cui non si può più risalire il piano inclinato. Si scivola giù, nell’abisso delle battaglie irrilevanti, nel narcisismo individualistico, nella marginalità politica. Va a finire che prendi solo i voti dei Lgbtqi, salvo poi accorgerti al momento dei risultati che l’acronimo conta più lettere che persone.

Adriano Scianca

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1 commento

  1. D’accordissimo con l’autore: i mondialisti apolidi promuovono, tramite i molti media sotto loro controllo, i diritti individuali e cancellano quelli collettivi quali sindacati, etc. A loro serve un individuo isolato da controllare a piacimento

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