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Roma, 6 dic – Il 48% degli italiani oggi dichiara che ci vorrebbe un “uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni (e il dato sale al 56% tra le persone con redditi bassi, al 62% tra i soggetti meno istruiti, al 67% tra gli operai). E’ il quadro che emerge dal 53 esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Il disincanto e il disamore per le istituzioni sono palpabili. Oggi solo il 19% degli italiani parla frequentemente di politica quando si incontra. Il 76% non ha fiducia nei partiti (e la percentuale sale all’81% tra gli operai e all’89% tra i disoccupati). Il 58% degli operai e il 55% dei disoccupati sono scontenti di come funziona la democrazia in Italia.



Domina l’incertezza ma gli italiani non hanno perso “il furore di vivere”

E’ l’incertezza è lo stato d’animo con cui il 69% degli italiani guarda al futuro, mentre il 17% è pessimista e solo il 14% si dice ottimista. Anche se, nonostante tutto, gli italiani non hanno ancora perso “il furore di vivere”. Lo Stato sociale è in crisi, non ci sono i soldi pubblici necessari per un sistema di welfare. Da qui la conseguente ansia dei cittadini all’idea di dover fare da soli rispetto a bisogni non più coperti come in passato. A questo si aggiunge l’ansia provocata dal rischio di un possibile declassamento sociale. Tanto che il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale sia bloccata. E se il 63% degli operai crede che in futuro resterà fermo nella condizione socioeconomica attuale, il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso. Infine, gli italiani ancora in grado di mettere da parte qualche soldo hanno dovuto rinunciare ai due pilastri storici della sicurezza familiare, il mattone e i Bot, di fronte a un mercato immobiliare senza più le garanzie di rivalutazione di una volta e a titoli di Stato dai rendimenti pressoché azzerati.

Cresce l’area del non voto

In generale, gli italiani quando si interessano alla politica, lo fanno con un approccio da gossip. Ma a votare ci vanno sempre di meno. E se ci vanno, ci vanno meno convinti. Lo dimostra la continua espansione dell’area del non voto alle elezioni politiche (astenuti, schede bianche e nulle): il 9,6% degli aventi diritto nel 1958, l’11,3% nel 1968, il 13,4% nel 1979, il 18% nel 1992, il 24,3% nel 2001, fino al 29,4% nel 2018. E non esiste nessun altro soggetto come i politici che gli italiani vorrebbero vedere di meno nei programmi televisivi: vale per il 90% dei telespettatori.

Il lavoro e la disoccupazione preoccupano più del resto dei problemi

Il lavoro e la disoccupazione preoccupano il 44% degli italiani (contro la media del 21% dei cittadini europei). L’immigrazione preoccupa il 22% degli italiani, le pensioni il 12%, la criminalità il 9% e i problemi ambientali e climatici (tanto cari ai gretini e a certa sinistra) l’8%. Altro dato allarmante: il 75% degli italiani non si fida più degli altri, il 49% ha subito nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni), il 44% si sente insicuro nelle vie che frequenta abitualmente, il 26% ha litigato con qualcuno per strada. Ma il rapporto non ci dice niente rispetto a come la sensazione di insicurezza o l’aver subito prepotenze sia in relazione con il fenomeno dell’immigrazione, né in che misura.

Adolfo Spezzaferro



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8 Commenti

  1. Ci vuole un triumvirato di uomini forti ! Forti, non furbastri come Berlusconi, Fini e Casini.
    Tre, perché se uno va fuori di boccia (è umanamente possibile), gli altri due controllano e sostituiscono.
    Salvini era il forte, ma due deboli l’ hanno fregato. Uno come Salvini, un domani, dovrebbe essere il più debole tra forti. I tempi non consentono mezze seghe!

  2. Abbiamo gente anche migliore di Putin ed Erdogan, ma non li lasciano passare. (Non guardiamo solo i politici e la fuffa bella in mostra).

  3. Infetti questo accade perché siamo una nazione di pecore. Iniziate a comportarvi da leoni individualmente. È un lessico che dovreste conoscere bene, senza aspettare “il buon Gesù” che vi risolva i problemi.

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