Roma, 30 giu – Mentre in Italia si discuteva di ius scholae, a Parigi è arrivata la condanna all’ergastolo per il «nuovo europeo» Salah Abdeslam, il boia del Bataclan. Il caso non esiste mai. Nato cittadino francese, naturalizzato belga, il terrorista di origini marocchine nutriva un odio profondo e radicato per quelli che – passaporto alla mano – erano i suoi connazionali. Ovviamente, questo non vuol dire che ogni immigrato diventa automaticamente un islamista assetato di sangue. Eppure, cancellare le origini a colpi di spugna, Imagine e pisellò può portare anche a questo, al paradiso multirazziale che si trasforma in bolgia dei dannati: banlieue, baby gang, ghetti etnici, Peschiera.

Lo ius scholae e il teatrino della politica

Come al solito, la discussione politica sullo ius scholae si è presto abbassata al livello delle larve. «È una battaglia di civiltà», ha tuonato la sinistra cosmopolita ed etnomasochista. «Pensiamo piuttosto al carovita», ha gridato la destra bottegaia. «Allora siete razzisti», hanno risposto gli amichetti delle Ong. Con la classe dirigente di oggi, d’altronde, era inevitabile strisciare all’altezza dei lombrichi.

La discussione, naturalmente, è mal posta. Lo ius scholae non è né una questione morale, come vorrebbe la sinistra, né una questione securitaria, come rivendica la destra. È una questione squisitamente etnica: l’identità nazionale ha a che fare con le origini remote, con il genius loci, con le tradizioni radicate, con sentimenti di appartenenza che hanno attraversato i secoli e non possono essere cancellati semplicemente con il rilascio di un passaporto. E poi, scendendo a valle, ma che cos’è questa buffonata dei cicli di studio? Hai fatto cinque anni di liceo? Oltre al diploma, eccoti in regalo la cittadinanza italiana. Una questione così delicata come le identità etniche ridotta a un concorso a premi.

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La missione di Roma e quella di Soros

Intendiamoci: nel corso della storia, ogni comunità politica ha sempre previsto meccanismi di inclusione dello straniero. Come disse giustamente Berto Ricci, missione di Roma, faro della nostra civiltà immemoriale, «non è quella di contrapporsi ai barbari ma di farli cittadini». E infatti, a dirla tutta, personalmente ritengo molto più italiani gli ascari eritrei, caduti armi in pugno per difendere il tricolore, che non la Boldrini o la Bonino, che ci vorrebbero vedere tutti estinti. Ma, appunto, c’è tempo e modo per arrivare all’integrazione. Che non è un «diritto», né tantomeno un’ineluttabilità. L’italianità è sì cultura, ma è anche natura. Fregarsene della prima è da bigotti, ma fottersene della seconda è da imbecilli. O da criminali.

Valerio Benedetti

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6 Commenti

  1. Una situazione che è un fenomeno di scala nazionale, l’immigrazione clandestina e rogolarizzata con leggi assurde è il primo problema del nostro paese, la prima portante politica per ogni partito o movimento che voglia essere considerato esponenziale del pensiero dei cittadini. Cittadini ormai allo stremo, taglieggiati da politiche economiche deturpanti, e da repressioni vessatorie da parte di uno stato che da tempo non li rappresenta più.
    Controlli incrociati sui conti bancari perniciosi accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi multe da migliaia di euro per cenni di eccesso di velocità o per una birra in più, sono solo alcuni dei severissimi provvedimenti nei confronti dei cittadini onesti e paganti.
    Dall’altro lato abbiamo delinquenti e immigrati clandestini cui è concesso tutto e di tutto, condannati anche in via definitiva e più volte, sembra che non vi sia carcere in grado di trattenerli, non pagano niente dai biglietti dei treni o degli autobus, alle multe e spesso vivono occupando case e terreni, spacciano e trafficano stupefacenti alla luce del sole, anche con servizio a domicilio. girano con autosenza assicurazione senza bollo senza revisione.
    Si ubriacano,disturbano, molestano, picchiano e qualche volta uccidono a picconate persone innocenti che passeggiano per le strade del centro di Milano, come Adan Kabobo, che continua a ricevere riduzioni di pena e nonostante abbia ucciso tre innocenti e ferito altri, fra poco potremo ritrovarlo di nuovo in circolazione in regime di semi-libertà o altre combinazioni vergognose di sostituzione della pena, complimenti ai giudici di sorveglianza, di cui si dovrebbe fare nome e cognome con pubblicazione della foto ogni volta che liberano un assassino o un delinquente che per il 90 % dei casi torna in a delinquere. Neanche le statistiche sanno leggere.
    Complimenti ai ministri o menestrelli di un governo ridicolo nei fatti e nei personaggi da famiglia Addams.
    Questo governo e questo parlamento, e questa magistratura e questa presidenza della repubblica stanno per gettare le basi per la definitiva e irrecuperabile disfatta e lo stanno facendo bene nei temi e nei modi.

  2. Al netto del turpiloquio c’erano anche spunti interessanti, fino a Soros… niente non ce la fate a non cadere nel complottismo novax. Deve per forza esserci una guida occulta esterna, perché noi da soli a far cazzate non siam capaci…

  3. Riporto dalla chiusura dell’articolo: “L’italianità è sì cultura, ma è anche natura. Fregarsene della prima è da bigotti, ma fottersene della seconda è da imbecilli. O da criminali.” giustissimo ma vorrei ance ricordare che “cultura” non è sinonimo di erudizione, la cultura “si succhia col latte materno” viene dai nostri avi, dalle nostre tradizioni, dall”imprinting” ricevuto, da valori e concetti forse addirittura innati, iscritti nel nostro DNA, da scelte coscienti e dalla “weltanshauung” che ci siamo formati, non certo da uno o più cicli scolastici!

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