Roma, 27 nov – Siamo stati probabilmente i primi a parlare in Italia del Global Compact dell’Onu, il «Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare». Mentre in molti Paesi europei infuriava la polemica sulla sua firma – prevista il 10 e 11 dicembre al summit delle Nazioni Unite a Marrakech –, nella nostra nazione, infatti, quasi nessuno ne parlava. Ma perché un documento che viene presentato come una semplice «dichiarazione d’intenti», un accordo meramente politico senza alcun vincolo giuridico, è stato però rigettato da Stati Uniti, Israele, Australia, Ungheria, Austria, Polonia e tanti altri? La risposta è semplice: si tratta di una trappola, di un cavallo di Troia per regolarizzare tutti gli immigrati presenti illegalmente su suolo europeo e, inoltre, per aprire le porte a una vera e propria invasione. Vediamo perché.

Partiamo dall’inizio: che cos’è il Global Compact for Migration (Gcm)? Ebbene, si tratta di un documento che, nella sua versione finale, è composto da 23 obiettivi e 54 punti per un totale di 34 pagine. Il testo del Global Compact, tuttavia, non è stato tradotto in italiano, e probabilmente non lo sarà mai. E questo perché, qualora si avesse la possibilità di leggerlo, già al punto 4 del preambolo scopriremmo che «i rifugiati e i migranti sono titolari degli stessi diritti umani universali e delle stesse libertà fondamentali, che devono essere rispettate, protette e garantite in ogni momento. Tuttavia, migranti e rifugiati sono attualmente gruppi distinti soggetti a quadri giuridici separati. Solo i rifugiati hanno diritto alla specifica protezione internazionale come definita dalla Legge internazionale sui rifugiati. Questo Global Compact si riferisce ai soli migranti e prevede una struttura cooperativa che affronti le migrazioni in tutte le loro dimensioni». In pratica, l’obiettivo dell’accordo è di equiparare status di rifugiati e immigrati, o meglio di estendere le tutele speciali dei profughi di guerra anche agli immigrati irregolari. In altri termini, viene sancito un vero e proprio «diritto all’emigrazione». Ogni differenza tra rifugiati e «migranti economici» verrebbe di fatto a decadere.

Come ha specificato un ampio e dettagliato dossier del quotidiano tedesco Die Welt, è stata proprio la Germania a svolgere un ruolo da protagonista nella stesura del Global Compact. Riguardo alla bozza iniziale dell’accordo, nell’aprile 2018 due collaboratori della Stiftung Wissenschaft und Politik (cioè il think tank della Repubblica federale tedesca, finanziato direttamente dalla Cancelleria) scrissero ad esempio che si trattava di «un primo passo, buono ma non sufficiente». E concludevano: «In tutto il mondo cresce il numero di rifugiati e migranti, e i due gruppi vanno sempre più confondendosi». Come chiosa Die Welt, dunque, l’obiettivo del Global Compact è «immigrazione illimitata e uguali diritti per tutti. […] Il fulcro del patto Onu sull’immigrazione – è sempre più chiaro – sta nella regolamentazione di un’immigrazione caotica di richiedenti asilo, profughi di guerra e altri migranti attraverso la legalizzazione dell’immigrazione illegale». Il Global Compact, sempre secondo l’autorevole quotidiano tedesco, «ha riversato il motto dell’autunno 2015 “Refugees Welcome” in un documento di 32 pagine, che è stato concordato da almeno un anno e mezzo tenendo abbondantemente all’oscuro l’opinione pubblica». E la Germania, come detto, è stata in prima fila nella genesi dell’operazione. Come si apprende da un documento del ministero degli Esteri tedesco, infatti, «nel 2016 e 2017 il governo federale ha via via intensificato la sua collaborazione con le Nazioni Unite in questo ambito. Il governo ha infatti svolto un lavoro sostanzioso insieme all’Onu nel sostegno a profughi, migranti e sfollati nei Paesi di origine, transito e arrivo». E ancora: «Sulla base della Dichiarazione Onu di New York del 19 settembre 2016, il governo federale porta avanti anche i processi di elaborazione di un Patto globale per i rifugiati (Global Compact on Refugees, Gcr) e di un Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare (Global Compact on Migration, Gcm) da un punto di vista politico, contenutistico, personale e finanziario, e sottolinea così il suo ruolo internazionale preminente nell’ambito delle migrazioni (ihre internationale Gestalterrolle im Bereich Flucht und Migration)». Di qui l’orgogliosa constatazione: «La Germania ha contribuito attivamente all’elaborazione di entrambi gli accordi con proposte per la stesura dei rispettivi testi».

António Guterres è il segretario generale dell’Onu dal 1º gennaio 2017, nonché un grande fautore del Global Compact

E qual è l’ideologia che anima il Global Compact? Lo possiamo leggere al punto 8 del documento, il primo della sezione La nostra visione e i princìpi guida: «Le migrazioni hanno sempre fatto parte dell’esperienza umana nel corso della storia, e le valutiamo pertanto come una fonte di prosperità, innovazione e sviluppo sostenibile nel nostro mondo globalizzato». In buona sostanza, l’accordo dell’Onu non mira assolutamente a rimuovere le cause che scatenano i flussi migratori. E questo per la buona ragione che le migrazioni – per gli estensori del testo – sarebbero un fenomeno positivo che porta ricchezza e prosperità. Perché mai, allora, privarci di questa impagabile risorsa?  Furono proprio le Nazioni Unite, del resto, a pubblicare nel 2000 un documento ufficiale dal titolo Replacement Migration: Is it a Solution to Declining and Ageing Populations? Migrazione di sostituzione: è una soluzione per le popolazioni in declino e che stanno invecchiando?»). Il termine replacement migration indica effettivamente una migrazione di allogeni finalizzata alla sostituzione delle popolazioni in regressione demografica. Ed è proprio sulla base di questi presupposti allucinanti che António Guterres, l’attuale segretario generale dell’Onu, ha tessuto le lodi del Global Compact: «Voglio essere chiaro: quello migratorio è un fenomeno globale positivo, che alimenta la crescita economica, riduce le inuguaglianze, connette società diverse e ci consente di affrontare l’ondivago andamento demografico di crescita e declino della popolazione». Di conseguenza, «per i governanti si tratta di un’occasione senza precedenti per affrontare i pregiudizi contro i migranti e per sviluppare una visione comune in cui l’immigrazione può funzionare in tutte le nostre nazioni». In altri termini, il Global Compact deve svolgere anche una funzione pedagogica: bisogna cioè spiegare ai popoli europei perché le migrazioni sono positive. In che modo? Per esempio evidenziando che – sempre secondo Guterres – «gli aspiranti migranti, cui è negato il diritto legale a muoversi, ripiegano inevitabilmente su metodi irregolari. Il miglior modo per i governi di porre fine allo stigma di illegalità e abusi sui migranti è l’adozione di canali legali per le migrazioni». In sostanza, è necessario spiegare alle popolazioni dei Paesi ricchi che l’immigrazione è sempre e comunque positiva e che, pertanto, ogni movimento di masse umane deve diventare legale. Tradotto in parole povere: l’immigrazione illegale sparirà di colpo non appena tutti i clandestini verranno regolarizzati.

Finora Matteo Salvini non si è ancora pronunciato in maniera ufficiale sul Global Compact, ma si è solo limitato a rispondere ai suoi fan sui social network

A fronte di questo quadro idillico, sempre Die Welt fa notare che «profondi cambiamenti sociali dei Paesi ospitanti, possibili conflitti culturali e religiosi, differenti visioni del rapporto tra i sessi, diverse strutture familiari, scarsa scolarizzazione, insufficienti qualifiche professionali, sovraccarico degli istituti di previdenza sociale e compromissione della sicurezza internatutto questo è stato quasi completamente trascurato» nel Global Compact. Che dire per esempio dell’obiettivo 16 (punto 32)? Qui in sostanza tutti i Paesi firmatari si impegnano a garantire agli immigrati l’accesso alla previdenza sociale e un lavoro commisurato alle competenze di ognuno. E per chi sollevasse qualche obiezione è bell’e pronto il punto 32.i: «Dobbiamo fornire a tutti i nostri cittadini l’accesso a informazioni obiettive, chiare e corroborate dai fatti sui vantaggi e le sfide delle migrazioni, al fine di combattere narrazioni fuorvianti che generano percezioni negative dei migranti». Insomma, chi non è d’accordo, deve essere combattuto attraverso l’accusa sempreverde di diffusione di fake news. L’immigrazione è buona: questo sarà il tuo verbo.

In attesa del summit di Marrakech del 10-11 dicembre, l’Italia non ha ancora espresso una posizione univoca. Se il ministro degli Esteri Moavero (uomo di Mattarella) si è detto favorevole alla firma, la Lega ha protestato la propria contrarietà prima attraverso la voce del sottosegretario alla Farnesina Guglielmo Picchi, e poi con il suo capogruppo alla Camera, Roberto Molinari, e il capogruppo in commissione Esteri, Paolo Formentini. Salvini, tuttavia, non ha ancora preso una posizione ufficiale, limitandosi solo a rispondere a qualche fan sui social network. Una posizione netta, invece, l’ha espressa per esempio Simone Di Stefano, segretario nazionale di CasaPound Italia, che ha annunciato mobilitazioni e proteste nel caso in cui l’esecutivo non rigetti l’accordo Onu. Nell’incertezza generale, due cose sono comunque acclarate. La prima è che sul Global Compact si gioca ormai la vera partita contro l’ampio e agguerrito fronte immigrazionista. Secondo: tra aperture di corridoi umanitari, condotta ambigua della Guardia costiera e ripresa degli sbarchi di clandestini, Salvini deve ancora dimostrare che la sua azione da ministro è veramente incisiva e non, invece, il solito specchietto per le allodole.

Valerio Benedetti

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4 Commenti

  1. C’e l’intento di far saltare l’economia dei paesi del mediterraneo, ci stanno provando da anni in tutti i modi. Firmare il global compact significa consegnare il paese alla Germania e alla Francia . Mi auguro che il governo italiano per una volta sia lungimirante e non lo sottoscriva

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