Roma, 6 dic – Il segretario Pd Enrico Letta offre il seggio vacante a Roma al leader M5S Giuseppe Conte, ma fa i conti senza l’oste: Carlo Calenda, il più votato nella Capitale. Se Letta spera di rinsaldare ulteriormente l’alleanza con il M5S, anche in vista della partita per il Quirinale, nel Pd e nell’area di centrosinistra è tutto un mal di pancia. “Con Giuseppe Conte”, sarebbe il simbolo – senza quello del Pd e del M5S – sulla falsa riga della candidatura di Letta a Siena. Ma a Roma l’elezione dell’ex premier è tutt’altro che una passeggiata.

Letta vuole candidare Conte nel seggio lasciato vacante da Gualtieri

Il progetto di Letta è di far sbarcare Conte in Parlamento grazie al collegio di Roma 1 lasciato libero dal sindaco Roberto Gualtieri e prima di lui dall’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Nessuno ne fa mistero, come confermato da una telefonata tra il leader del M5S e il segretario dem. La mossa è più che prevedibile: il principale alleato del Pd in chiave coalizione elettorale è proprio il partito dei grillini. Ma soprattutto, l’elezione di Conte arriverebbe giusto in tempo per farlo partecipare in prima persona alle manovre per l’elezione del presidente della Repubblica. Infatti il 16 gennaio è previsto il voto per il collegio uninominale di Roma. Una scelta, quella di Conte candidato con il sostegno dei dem, che trova l’appoggio anche dell’ex segretario Pd Nicola Zingaretti, governatore del Lazio. “È un’opportunità, dobbiamo costruire un’alleanza che si prepari a vincere le elezioni”, dice Zingaretti.

Calenda non ci sta: potrebbe candidarsi lui (e vincere)

Ma a rovinare i piani di Letta potrebbe essere il leader di Azione. Su Twitter, l’ex candidato sindaco di Roma giudica infatti “incredibile il livello di sottomissione del Pd al Movimento Cinquestelle”. Secondo Calenda “non esiste alcun Ulivo 2.0 ma semplicemente un patto di potere tra due classi dirigenti prive di coraggio, spinta ideale e coerenza. Contrasteremo questa scelta”. Inutile dire che se Calenda si candidasse potrebbe essere eletto lui, altro che Conte. A Roma la sua lista è stata la più votata alle ultime amministrative. L’accordo su Conte è una dichiarazione di guerra, dunque. Sempre su Twitter, Calenda fa presente che PD e Letta “non hanno alcuna intenzione di trovare intese neanche in un collegio dove noi siamo la prima lista con il 31%. Da settimane chiedo un confronto senza pregiudiziali. Nessuna risposta”.

Pure Italia Viva contro il patto Pd-M5S

Ma contro Conte candidato dal Pd si scaglia ovviamente anche Italia Viva. Il deputato e segretario della Vigilanza Rai Michele Anzaldi fa previsioni funeste a riguardo. Per lui candidare Conte nel collegio Roma 1 “dove la Lista Calenda è arrivata prima alle comunali di due mesi fa, significa mettere a rischio quel seggio. Serve una candidatura riformista, altrimenti vince il centrodestra”. Insomma il renziano evoca un terzo polo (magari proprio con Calenda) contro Pd-M5S e centrodestra.

Dal centrodestra desistenza per bloccare Conte?

Dal canto suo, il centrodestra potrebbe spianare la strada a Calenda in chiave anti Conte. Sì, perché il collegio Lazio 1, ossia il centro storico di Roma (Celio, San Saba, Testaccio, Trastevere, Flaminio), è un feudo del Pd. Tanto varrebbe dunque non togliere voti al leader di Azione, che alle comunali è stato votato anche da elettori del centrodestra. Come? Con una desistenza mascherata: candidato debole (più invotabile di un Michetti, per intenderci). Staremo a vedere: le candidature vanno formalizzate il 13 dicembre.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. …piú invotabile di Michetti….basta scegliere un personaggio noto per le sue grandi e buone capacitá e a Roma verrá immediatamente scartato…..

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