Roma, 18 novembre – Il taglio del numero dei parlamentari avrebbe dovuto rappresentare un modo per risparmiare sui costi della politica, ma per ora si sta rivelando solamente un bluff. Una riforma che era stata fortemente voluta dal Movimento 5 stelle e che proprio questi ultimi stanno affossando.

Taglio dei parlamentari: cambiare tutto per non cambiare nulla

La riforma costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari era stata approvata nel settembre del 2020 tramite referendum. Con questa misura il numero totale dei parlamentari della Repubblica italiana è sceso da 945 a 600, più precisamente da 630 a 400 per la Camera dei Deputati e da 315 a 200 per il Senato. Una battaglia portata avanti soprattutto dal Movimento 5 Stelle che vedeva in questa riforma un modo per togliere potere alla “casta” e per far risparmiare i contribuenti, anche a costa di una minore rappresentatività del nostro parlamento. Tutto questo almeno sulla carta, perché la dotazione finanziaria per la Camera continuerà ad essere la stessa anche nei prossimi anni.

Stando al progetto di Bilancio per l’anno finanziario 2022, approvato dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio, nel Bilancio triennale 2022-2024 la dotazione annuale rimarrà di 943.160.000 euro. Nonostante la spesa per le indennità dei deputati sia effettivamente calata, passando da 81.305.000 a 52.495.000, altre voci rimangono curiosamente inalterate. Fra tutti, il contributo ai gruppi parlamentari non ha subito variazioni, vedendo confermata anche nel 2023 e nel 2024 la cifrata di 30.870.000 euro stanziata per il 2022. Se nella scorsa legislatura con 630 deputati, i gruppi parlamentari ricevevano 49 mila euro per ciascuno deputato, ora con il numero ridotto a 400 otterranno 77 mila euro per ogni parlamentare.

Lo zampino di Fico

Una stortura evidente, che è resa ancora più comica dal fatto che ad approvarla sia stato un grillino come Roberto Fico. Infatti, il progetto di Bilancio per l’anno finanziario 2022 è stato deliberato dall’Ufficio di presidenza nelle riunioni del 29 dicembre 2021 e del 13 luglio 2022. All’epoca era ancora in carica il governo Draghi e sopratutto il presidente della Camera dei Deputati era Roberto Fico. Proprio la dotazioni per i gruppi parlamentari potrebbe permettere al Movimento 5 Stelle di assumere come consulenti personaggi rimasti fuori dai giochi come Vito Crimi e Paola Taverna. Insomma, l’ennesimo modo per far rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta.

Michele Iozzino

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. Trucchi, artifici e raggiri… la metodica della “razza yes-man”. Però annotate come, quando sono sulla preda, sono gentili, educati e…. profondi… come nessun altro.

Commenta