Roma, 20 feb – La campagna elettorale che in questi giorni sta portando avanti il centrodestra italiano merita di essere studiata come caso di scuola. È raro, infatti, trovarsi di fronte a una coalizione in cui ognuno persegue un proprio progetto politico, diverso dall’alleato e spesso in aperta competizione con lui. Accade spesso, ovviamente, che le coalizioni ampie ospitino posizioni ideologiche diverse e anche dinamiche correntizie improntate alla concorrenza interna. In genere, tuttavia, esistono dei punti federativi condivisi: il nome del candidato premier, per esempio, o, nel peggiore dei casi, almeno un nemico comune. Nulla di tutto questo si registra nel centrodestra italiano, che non è unito neanche in ciò che rifiuta, dato che tanto sul rapporto col Pd renziano che su quello con l’Ue c’è ambiguità assoluta.

Se capiamo bene, la questione del nome del premier viene liquidata da un patto interno in cui è stabilito che chi prende più voti esprime il nome del presidente del Consiglio, ammesso ovviamente che la coalizione risulti vincente e abbia i numeri per governare (cosa quasi impossibile senza aiuti esterni, peraltro). Già questa regola appare piuttosto strana, nell’Italia del 2018, dopo anni di presidenzialismo di fatto, con il candidato premier chiaramente espresso in anticipo da tutti, addirittura scritto nel simbolo e sulla scheda elettorale. La cosa bizzarra, tuttavia, è che, a seconda del candidato premier che la spunterà, lo scenario che si apre è totalmente differente, il più delle volte confliggente con gli altri alternativi.

Tanto per dare un’idea di come la confusione regni sovrana, si possono leggere dichiarazioni come questa, di Silvio Berlusconi, a proposito del candidato premier che Forza Italia ha in mente: “Non posso fare il nome, ma la cosa è già decisa. Ho anche l’ok del diretto interessato,ma i suoi impegni in questo momento sono tali per cui ha chiesto di non rivelare per il momento il suo nome. Sarà un nome importante che assicurerà all’Italia splendidi rapporti con l’Europa e che ci farà ottenere tutto ciò che finora non abbiamo ottenuto. Salvini conosce il nome scelto, ci siamo seduti davanti a un tavolo, lui è persona concreta”. Affermazione quanto meno sibillina. È anche singolare che si chieda il voto degli elettori su un candidato a sorpresa, come se i cittadini dovessero scegliere a scatola chiusa. Certo il riferimento alla Ue non lascia ben sperare. I nomi che circolano sono quelli di Antonio Tajani o Mario Draghi, che la Lega dovrebbe vedere come fumo negli occhi. Eppure Matteo Salvini, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, ha chiarito: “Io rispetto i patti. Se Forza Italia prende un voto più di noi, sceglie il presidente del Consiglio. E purché accetti il programma che abbiamo firmato tutti, non ci sono veti”. Ma come, candidi Borghi e Bagnani e accetti Draghi premier?

Ma ancor più sorprendente è l’atteggiamento di Giorgia Meloni, che sta praticamente facendo campagna elettorale contro Berlusconi. Qualche settimana fa, la leader di Fratelli d’Italia aveva scritto su Facebook: “Rimango basita di fronte alle parole di Silvio Berlusconi che apre alla possibilità di coalizione allargata e dice che non parteciperà alla manifestazione del 18 febbraio promossa da FdI a Roma per dire no agli inciuci. Ma è un atto di chiarezza”. Gli italiani, conclude la Meloni, “ora sanno che Forza Italia si dice disposta a un altro governo con Matteo Renzi, mentre Fratelli d’Italia no. Scelgano il prossimo 4 marzo quale opzione preferiscono”. Sembra di sognare, dato che Berlusconi è alleato proprio con la Meloni. Praticamente Fratelli d’Italia chiede il voto per battere Berlusconi, molto più che il Pd.

Alla citata manifestazione del 18, peraltro, non solo non ha partecipato Berlusconi, ma neanche Salvini. “Non so perché Salvini e Berlusconi abbiano scelto di non partecipare alla nostra manifestazione. Mi lascia perplessa questa assenza. Giudicheranno gli italiani”, ha detto la Meloni. Che continua a rimandare tutto alla prova del voto. Voto a cui si presenterà alleata con Salvini e Berlusconi. Sembra una barzelletta, in effetti. E invece è solo il centrodestra italiano.

Giorgio Nigra

Commenti

commenti

4 Commenti

  1. Ho voluto evidenziare l’articolo di cui sopra perchè ogni volta che Casapound viene accusata di essere fascista o giustamente afferma di rifarsi ai valori del meraviglioso e democratico corporativismo del periodo fascista, sarebbe opportuno ricordare che i veri fascisti sono le elite degli usurai globalisti stranieri ,che scatenano guerre per distruggere interi popoli e che affamano i popoli tramite la proprietà privata della moneta riducendoli alla stregua di animali .

  2. Credo sia solo un tirare, ognuno, la propria corda per ottenere un voto in più del compagno di coalizione per poi collezionare maggiori poltrone. Una pantomima ad uso dei creduloni votanti e dei veri capi che pascolano nelle sedi della Troika.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here