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Roma, 16 dic – Il governo vuole chiudere tutto da Natale alla Befana, con una zona rossa nazionale – un lockdown per tutte le vacanze – e vuole proporlo alle Regioni. E’ l’occasione giusta per tappare per due settimane gli italiani in casa, dicono gli esperti. Ci aspettano mesi terribili sul fronte dei contagi, aggiungono. E allora si applica la tecnica del poliziotto buono e di quello cattivo. Alcuni esponenti dell’esecutivo dicono di voler scongiurare la chiusura totale, mentre i tre ministri della linea dura – Speranza (Salute), Boccia (Affari regionali), Franceschini (Beni culturali) – invocano il giro di vite. Risultato? Governo indeciso, dichiarazioni contraddittorie, caos totale. Il tutto in vista del confronto con le Regioni, che sono sul piede di guerra. Mentre gli italiani restano col fiato sospeso.



Oggi il confronto governo-Regioni sul lockdown di Natale

Governo e Regioni si confrontano oggi su ulteriori restrizioni per impedire spostamenti e assembramenti sotto Natale. Alla videoconferenza partecipano, da una parte, i ministri Speranza e Boccia e il commissario Domenico Arcuri e, dall’altra, i governatori, che in questi giorni hanno subito il legittimo bombardamento di dubbi su cosa chiuderà e cosa no, se i ristoranti potranno lavorare il 25, il 26 e l’1 gennaio, se sarà possibile andare a trovare i parenti nel paesino accanto. Tutti problemi reali che implicano questioni logistiche, economiche, organizzative, di sicurezza. Su quest’ultimo fronte, la titolare del Viminale, Luciana Lamorgese, è per la chiusura totale. Altrimenti sarebbe impossibile fare i controlli dovuti.

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Conte fa il vago: “Forse qualche ritocchino ci sarà”

Intanto gli italiani si augurano che alla luce del confronto di oggi Giuseppe Conte dica qualcosa di più di un semplice “Forse qualche ritocchino ci sarà“. Come se il premier volesse rifilarci la notizia del lockdown all’ultimo momento. Da mettere sotto l’albero, praticamente. A tutt’oggi Conte si limita a essere volutamente generico, vago, sfuggente. “Alla luce dei suggerimenti del Comitato tecnico scientifico qualche misura ulteriore la introdurremo. Ci stiamo riflettendo. Dobbiamo scongiurare in ogni caso una terza ondata perché sarebbe molto pesante”, dice. Le premesse di un lockdown dunque ci sono tutte, ma ancora non lo dice.

Boccia: “Vogliamo chiudere tutto dal 24 al 6-7 gennaio”

Chi non si fa problemi ad andarci giù pesante è Boccia. “Dalle giornate prefestive fino al 6-7 gennaio è più utile chiudere per tutti. Vogliamo chiudere il più possibile. Penso che sia molto responsabile anche da parte nostra essere conseguenti. Dobbiamo sapere che dal 7 gennaio si riparte, ma si riparte mettendo in sicurezza le reti sanitarie il più possibile. Se non lo facciamo durante le feste di Natale, quando dobbiamo farlo…”, fa presente il ministro dem intervenendo a DiMartedì su La7. ”In questo momento – chiarisce Boccia – la decisione che si aspetta riguarda tre giorni, ovvero 25 26 e 31 dicembre che tutto il resto del periodo che è già sottoposto a prescrizioni molto chiare. Ritengo che dalle giornate prefestive fino al 6-7 gennaio è più utile chiudere per tutti. La mia posizione e quella di Speranza sono note, vogliamo condividerle con le regioni”, annuncia. Le intenzioni sono chiare, dunque.

Miozzo (Cts) mette le mani avanti: “Lockdown decisione politica”

Intanto gli esperti non vogliono prendersi tutta la colpa, tanto che si sono spaccati sulla decisione finale. “Alla fine abbiamo raggiunto un accordo su un’indicazione, è necessario inasprire le misure di controllo della pandemia. Lockdown totale? E’ un’indicazione che nessuno si è sentito di dare“, riporta Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, a Cartabianca su Rai3. Ma tre componenti non hanno firmato il documento finale. E pure il capo degli esperti mette le mani avanti: “Non è il medico o l’epidemiologo che decide come si fa un lockdown, è una decisione politica complessa. Se guardo a quello che succede al di là dei confini, vedo che la maggioranza dei Paesi dell’Ue sta andando in quella direzione. Cosa farei io? Sono un tecnico, non un politico… Non me lo chieda...”.

Alla fine Conte si giocherà la carta dell’aumento dei decessi e chiuderà tutto

Sentite le regioni, il governo deciderà. Conte dovrà necessariamente smettere di fare il vago e trovare la quadra tra la linea più morbida di M5S e Iv e quella di chi invoca la chiusura totale, a partire dai tre ministri della linea dura. “Si fa il cenone di Natale? La mia risposta è no. Ipotizzare assembramenti è folle. Ipotizzare cenoni oltre i conviventi è una cosa sbagliata. Noi abbiamo il dovere di salvare vite. I cenoni li faremo l’anno prossimo“, dice convinto Boccia. Speranza, lo sappiamo, vuole “chiudere il più possibile”. Non è da meno Franceschini, contrario a cercare “mediazioni e compromessi sulla salute degli italiani”. Alla fine il premier si giocherà la carta dell’impennata dei decessi per chiudere tutto.

Adolfo Spezzaferro

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