Roma, 16 mag – La condanna di Mimmo Lucano è stata sicuramente una doccia gelata per gran parte della sinistra italiana. Una condanna in primo grado di 13 anni e due mesi di detenzione e 700mila euro di risarcimenti che aveva frantumato quell’immagine positiva e virtuosa che era stata intessuta intorno al “modello Riace”.

Gli “aiutini” di Magistratura democratica

Secondo la ricostruzione dei pm di Locri, Lucano avrebbe potuto contare, fra gli altri, sull’appoggio di Emilio Sirianni, presidente della Sezione lavoro della Corte d’Appello di Catanzaro e anima di Magistratura democratica in Calabria. Quest’ultimo avrebbe «redatto controdeduzioni in favore di Lucano», riuscendo però a non sfociare in modalità «atte a inquinare lo scenario probatorio».

Accuse che sono state riprese – non certo per galanteria – perfino da Matteo Renzi. Nel suo ultimo libro, il leader di Italia Viva ha preso proprio Sirianni e i suoi consigli a Lucano come esempio della faziosità di certa parte della magistratura italiana. A riprova di ciò, Renzi cita Sirianni, che si sarebbe espresso in questa maniera: «Magistratura democratica è nata con una cultura della corporazione, dicendo: noi non siamo giudici imparziali, o meglio noi non siamo indifferenti, noi siamo di parte».

«Siamo con voi», cosa diceva il giudice che dovrà decidere su Lucano

Quello di Sirianni non sarebbe né un caso isolato né l’unica copertura di Lucano. L’ex sindaco di Riace si vantava, in alcune intercettazioni, addirittura di poter contare «dell’appoggio di una parte della magistratura». Più di un’ombra si addenserebbe anche su Olga Tarzia, dal dicembre 2017 presidente di sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Secondo quanto riferito dallo stesso Lucano, quest’ultima gli avrebbe espresso la propria solidarietà: «Siamo con voi… C’è stata la riunione di tutti i magistrati democratici. Ci dovete dire come evolve questa situazione con la Prefettura e prenderemo una posizione». Una vicinanza sospetta e che lascia più di un dubbio. La sezione presieduta da Tarzia è infatti quella in cui verrà giudicato in Appello proprio Lucano. Insomma, sembrerebbero esserci tutti i presupposti per un conflitto d’interesse che andrebbe a minare l’imparzialità del processo.

Michele Iozzino

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3 Commenti

  1. Sono giudici di parte…, bene, restino tali. Vorrà dire che come scegliamo il chirurgo di fiducia, abbiamo diritto di sceglierci il giudice. Così andrebbero spassosamente a spasso in molti.

  2. Non ho dubbi sul fatto che Lucano la farà franca . Non ho alcuna fiducia nella giustizia italiana ormai da anni(come la maggior parte dei cittadini italiani del resto). Ponendo le proprie convinzioni ideologiche e personali avanti a tutto, hanno dilapidato una fiducia da parte degli Italiani che (dopo le stragi del 1992)era a livelli elevatissimi…

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