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Manifestazione Lega Matteo Salvini a RomaRoma, 27 feb – La sinistra ama tradizionalmente lamentarsi del fatto che se l’Italia fosse “un paese normale” certe cose non succederebbero, dove per “certe cose” si intende in genere la semplice esistenza in vita dei suoi avversari politici.

Sarebbe interessante sapere, tuttavia, in quale, fra i paesi cosiddetti “normali”, può accadere che il principale leader del opposizione indica una manifestazione di piazza e l’estrema sinistra possa in piena legittimità iniziare una campagna per far saltare quell’evento, in barba alle tanto invocate garanzie costituzionali.

Il tutto fra pubblici dibattiti in cui si discute se ricorrere o meno alla violenza, blitz vandalici in sedi avversarie e hotel colpevoli di intelligenza col nemico e infine intimidazioni mafiose a locali pubblici presentate dalle istituzioni locali come esercizi di buona democrazia.

Il clima con cui ci si sta avvicinando alla manifestazione di domani della Lega a Roma è davvero surreale, non tanto per l’agitarsi scomposto di residuali frange estremistiche quanto per la disarmante collusione di queste ultime con la sinistra istituzionale e con gli stessi organi decisionali delle forze dell’ordine.

Basta vedere come ha reagito il presidente della Regione Toscana ai fatti di ieri, quando due appuntamenti di Matteo Salvini in altrettanti locali pubblici sono saltati per le telefonate intimidatorie ai padroni del locale e, in almeno un caso, alle abitazioni dei cuochi.

Ecco, come avrà reagito il presidente Enrico Rossi a un fatto del genere? Avrà invocato il classico pseudo-Voltaire del “non condivido le tue idee ma darei la vita affinché tu possa esprimerle”? Macché, ha invece elogiato una reazione popolare antifascista che, peraltro, non c’è neanche stata, riprendendo l’isterica risposta dell’Arci alla battuta di Salvini sul fatto che i leghisti si sarebbero recati in una Casa del Popolo. Ecco cosa ha scritto:

“Complimenti ai circoli Arci della Toscana che hanno reagito con fermezza alle strumentalizzazioni di Salvini che, perrossifinalità e idee politiche, nulla hanno a che vedere con la tradizione democratica e antifascista di chi quei Circoli ha costruito, dando un contributo fondamentale allo spirito democratico di questa regione. Se nel 1973 si guardò a Cantagallo che rifiutò il caffè all’allora segretario del Msi Almirante, d’ora in poi si guarderà ai sinceri democratici della Toscana che, nel nuovo secolo, hanno rifiutato un aperitivo a Salvini”.

Non sappiamo quale sia “lo spirito democratico di questa regione”, forse quello degli orchi del Forteto, che hanno abusato protetti dalle autorità locali, o magari quello della oculata gestione piddina di Mps.

Sia come sia, il tono epico ed epocale di Rossi farebbe ridere se non facesse in realtà piangere. Il livello della retorica è rimasto lo stesso dei tempi del caro vecchio “uccidere un fascista non è un reato” con cui la generazione di Rossi ha fatto carriera, ma invece del linciaggio oggi ci si accontenta di non servire il Campari. Ma non si sono addolciti, hanno solo perso coraggio. Se non assaltano più le sedi altrui è solo perché anni di intrallazzi li hanno rammolliti, ora si limitano a coccolare altri che lo facciano al posto loro. A loro basta che non si servano aperitivi all’avversario.

Adriano Scianca

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