marino_renziRoma, 10 ott – C’è un modo elegante anche di uscire di scena. E poi c’è il modo di Ignazio Marino. Il sindaco uscente di Roma le sta provando tutte, compreso l’escamotage di formalizzare le dimissioni solo lunedì 12 ottobre, in modo da prolungare i famosi 20 giorni per un possibile ripensamento fino al primo novembre.

Anche qui non poteva mancare la solita telenovela tragicomica: ieri, in mattinata la presidente dell’assemblea capitolina ha annunciato che le dimissioni sarebbero state ufficiali in giornata. Alle 14.30 il vicesindaco Causi le ha definite già protocollate. Alle 17 è arrivata la smentita. E alla fine è spuntata la data di lunedì.

Un attaccamento alla poltrona insensato e inverosimile, tant’è che lo stesso Pd non nasconde la propria irritazione per questo atteggiamento infantile. Le speranze di restare alla guida di Roma, per Marino, sono pressoché nulle, e lui lo sa. Non c’è quindi nulla di politico nella sua ostinazione, quanto piuttosto il gusto del dispetto, il creare irritazione fine a se stessa, secondo il profilo psicologico che avevamo tracciato all’indomani dell’annuncio dell’addio.

Intanto trapela qualche indiscrezione sulla presunta volontà del sindaco di “fare i nomi” e di lanciare bordate rancorose verso i suoi, ma poi arriva la smentita e l’annuncio di querele. Di sicuro la voglia di far affondare la nave insieme al capitano farebbe parte del personaggio, così come sarebbe tipico di lui il fatto di buttare sul tavolo delle accuse che poi finirebbero per ritorcerglisi contro.

C’è poi il sentore che il primo cittadino pensi a una sua lista civica per le prossime elezioni comunali. Ovviamente raccoglierebbe una manciata di voti, ma metterebbe in seria difficoltà il Pd, che peraltro non potrebbe affondare il coltello in campagna elettorale, pena la necessità di dover sconfessare l’intera esperienza amministrativa del suo sindaco. Insomma, Marino continua a essere un problema. Per il Pd, ma soprattutto per Roma.

Giuliano Lebelli

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