nicolamancinoRoma, 18 Lug -A molti è sfuggito come lo scorso settembre la Camera abbia approvato il disegno di legge contro l’omofobia, promosso da Ivan Scalfarotto, deputato del Pd, gay dichiarato. Il ddl, passato all’altro ramo del Parlamento,  ha ricevuto il via libera dalla commissione giustizia del Senato la scorsa settimana  e passerà in aula a Palazzo Madama per l’approvazione finale martedì prossimo,  22 Luglio . Non a caso, i provvedimenti più iniqui nella tradizione parlamentare del dopoguerra italiano vengono sempre approvati in piena estate.

La legge Scalfarotto punirà l’omofobia, non tramite una legge ad hoc ma estendendo agli omosessuali e ai transessuali gli effetti della legge Reale-Mancino che fu promulgata per vietare le discriminazioni fondate su razza, etnia e religione. Ciò significa che, a breve, affermare di essere contro i matrimoni gay o contro l’adozione dei bambini da parte di coppie gay potrà essere considerato “discriminatorio”  e costituire reato punito con la reclusione fino a 1 anno e 6 mesi o multa fino a 6000 euro. Gli anni di reclusione diventano 4 se la dichiarazione omofoba viene fatta come associazione e infine 6 anni se si ricopre una carica direttiva all’interno di essa. Lo Stato, come se non bastasse, ha l’obbligo di procedere d’ufficio anche nel caso in cui l”offeso’ decidesse di perdonare o di ritirare la querela.


Ma, in Italia, esiste davvero un fenomeno di dimensioni tali da giustificare questa legge, ed aggiungere all’ordinamento un ulteriore reato d’opinione? La risposta è No. Non esiste un’emergenza nazionale riguardante il fenomeno omofobia. Addirittura secondo l’istituto di indagine demoscopica Pew Research Center di Washington, l’Italia si colloca all’ottavo posto tra le nazioni più gay friendly a livello mondiale. Questo dato è anche confermato dal fatto che al Sud due presidenti di Regione sono gay dichiarati e pubblicamente conviventi con i rispettivi partner e non solo, il nostro paese è stato il primo in Europa ad aver eletto un parlamentare in Europa transgender nella persona di Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria.

In pochissimi sanno inoltre che di fronte a questo “fenomeno dilagante” il Governo italiano nel 2010 ha istituito l’OSCAD, un organo di polizia costituito per reprimere i reati di omofobia, e che il suddetto ha rilevato 83 segnalazioni in 3 anni (28 di media all’anno) riferite a offese, aggressioni, istigazioni alla violenza, casi di suicido e minacce relative all’orientamento sessuale. Di fronte a questi dati si fa davvero fatica a rintracciare quel clima persecutorio che viene agitato solo da una campagna mediatica intrisa di falsità e mistificazione che tenta di convincere l’opinione pubblica a porre fine alle incessanti e drammatiche discriminazioni subite dagli omosessuali in Italia, neanche fossero gli afroamericani nell’Alabama degli anni Sessanta.

La Costituzione con l’art. 3 già tutela ogni individuo in quanto tale, a prescindere dal sesso e dalle condizioni personali. Dunque attribuire una specifica tutela penale «all’orientamento sessuale della persona offesa dal reato» significa attribuire all’orientamento omosessuale un valore maggiormente positivo (mi viene in mente un passaggio della Fattoria degli animali di George Orwell in cui “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”) rispetto ad altri motivi discriminatori non previsti in modo altrettanto specifico dall’ordinamento, come ad esempio gli obesi, i “quattrocchi”, i “secchioni” ecc. Ciò significa che picchiare un omosessuale costituirebbe un’aggravante, mentre picchiare un eterosessuale non sarebbe altrettanto grave. Picchiare è reato e ciò dovrebbe bastare.

Il problema inoltre è che questa legge non punisce solo il fatto lesivo, ma anche l’intenzione, la motivazione e la libertà di pensiero (diritto che dovrebbe essere garantito dall’art. 21) ancora prima della sua eventuale manifestazione. Siamo nuovamente di fronte allo psicoreato, quello che Orwell, in “1984” definiva crimethink, commesso da chiunque elaborasse anche dentro la propria mente, a livello inconscio, pensieri o parole contrastanti con la teoria del Socing, il socialismo inglese dominante nello stato immaginario di Oceania.

Ma che cos’è l’omofobia? Questo termine se inizialmente era riferito alla «paura espressa dagli eterosessuali di stare in presenza di omosessuali» e nell’«avversione che le persone omosessuali hanno nei loro stessi confronti» oggi è divenuto un feticcio intoccabile privo di un fondamento scientifico. Infatti, non essendo l’ “omofobia” e la “transfobia” patologie riconosciute dalla scienza medica come la claustrofobia o l’agorafobia e non trovando definizione in nessuna legge dell’ordinamento giuridico italiano, saranno i magistrati a darne una libera interpretazione.

L’inutilità di questa legge viene dimostrata anche dai dati che giungono dai paesi estremamente gay friendly come l’Olanda o la Danimarca in cui gli omosessuali e i transessuali godono di tutti i diritti e le tutele che però sembrano non bastare visto l’altissimo numero di suicidi che si registrano in questi Paesi.

Infine non bisogna ignorare che passato il principio secondo cui una categoria è stata discriminata, lo Stato dovrà dotarsi di sistemi riparativi e compensativi come ad esempio le quote viola (di cui già si inizia a parlare), alloggi e posti di lavoro garantiti.

Questo è quanto si sta legiferando sull’onda emotiva di una campagna basata sulla propaganda ovvero quell’attività che secondo la definizione ufficiale del vocabolario Treccani è costituita dal «complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari». Probabilmente questa legge provocherà dei veri e propri cortocircuiti logici che ne tradiscono un’intrinseca quanto trascurata pericolosità.

 Marta Stentella

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