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l43-bankitalia-131102185856_bigRoma, 19 lug – Dopo l’allarme lanciato dal Centro studi Confindustria che, raccogliendo un consenso pressoché unanime, aveva abbassato le previsioni sulla crescita ad un modesto +0.2% su base annua, arriva la doccia fredda anche da parte della Banca d’Italia.



Nel bollettino trimestrale, i tecnici di via Nazionale segnalano che, in via generale, «In Italia il quadro è ancora fragile e stenta a riavviarsi la crescita» e «le informazioni disponibili suggeriscono un sostanziale ristagno dell’attività anche nel secondo trimestre». Informazioni, queste ultime, che provengono dall’industria («In maggio la produzione industriale ha subito una flessione inattesa»), dall’attività bancaria («Vi sono segnali di miglioramento delle condizioni del credito, ma ancora marginali e incerti») e dall’inflazione prossima allo zero, indice che la domanda interna è ancora molto debole.

Il quadro è fosco, se pensiamo che a gennaio -con le previsioni del governo fissate all’1% per il 2014- la stessa Banca d’Italia si diceva sicura di una crescita pur più bassa rispetto alle stime del ministero ma comunque attorno al +0.7%. Muta radicalmente il quadro in meno di sei mesi, con le proiezioni che ad oggi «prospettano una ripresa moderata, non esente da significative incertezze». Significa che il Pil per quest’anno è dato al massimo al +0.2% ma, osservano da palazzo Koch, «con rischi al ribasso». Tradotto dal linguaggio tecnico e dal poco velo di ottimismo rimasto: siamo ancora in stagnazione e il rischio di scivolare nell’ennessima recessione è ad un passo.

Il ministro Padoan non ha potuto che prendere atto della situazione, rilevando i ristrettissimi margini entro i quali vi sono spazi per continuare a garantire le scelte portate avanti dall’esecutivo. La questione che si pone è sulla tenuta dei conti, dato che le poste di bilancio vengono a modificarsi sensibilmente nel caso in cui gli obiettivi non siano rispettati. Il rischio a questo punto, è che la manovra correttiva sia non più un’ipotesi ma, ormai, una reale necessità.

Filippo Burla



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