Roma, 12 nov – “Anche Leone chiese la non rieleggibilità del presidente“: così Sergio Mattarella mette una pietra tombale sull’ipotesi di un secondo mandato al Quirinale. Mentre impazza il toto nomi e prende sempre più piede lo scenario di un Mattarella bis per confermare il tandem con Draghi a Palazzo Chigi (e scongiurare il voto anticipato), il diretto interessato declina cortesemente ma decisamente l’invito.



Mattarella cita Leone: niente bis al Quirinale

Ieri, ricordando la figura di Giovanni Leone, il capo dello Stato ha citato il messaggio che il predecessore inviò al Parlamento il 15 ottobre 1975, “che venne ritenuto da giuristi autorevoli studiosi di grande livello uno dei massimi documenti sulla questione delle riforme istituzionali. Tra gli altri temi trattati (bicameralismo, Cnel, pubblica amministrazione, Mezzogiorno, lo sciopero nei pubblici servizi), Leone ripropose la sollecitazione (già sottolineata dal presidente Segni), di introdurre la non rieleggibilità del presidente della Repubblica, con la conseguente eliminazione del semestre bianco“. In quello stesso messaggio, Leone ricordava che da presidente del Consiglio, nel 1963, si era fatto promotore di un disegno di legge che recepisse l’auspicio espresso da Segni. Quello stesso messaggio citato sempre da Mattarella il 2 febbraio scorso, nel pieno della crisi del Cont bis.

L’attuale capo dello Stato è per la non rieleggibilità del Presidente

“Fu anche l’occasione – ha affermato Mattarella in riferimento a quei fatti – per esprimere la convinzione che fosse opportuno introdurre in Costituzione il principio della ‘non immediata rieleggibilità’ del presidente della Repubblica. In quell’occasione Segni definiva ‘il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell’azione dello Stato’. Inoltre – ha sottolineato – ‘la proposta modificazione vale anche ad eliminare qualunque, sia pure ingiusto, sospetto che qualche atto del capo dello Stato sia compiuto al fine di favorirne la rielezione'”. “Di qui l’affermazione che ‘una volta disposta la non rieleggibilità del Presidente, si potrà anche abrogare la disposizione dell’articolo 88 comma 2 della Costituzione, che toglie al Presidente il potere di sciogliere il Parlamento negli ultimi mesi del suo mandato‘”.

Dopo il caso Napolitano, Mattarella non vuole avallare una possibile prassi a fare il bis

Da democristiano doc, Mattarella in questi ultimi tempi ha dato chiare indicazioni sul fatto che non intende restare al Colle più del dovuto. Anche perché dopo il caso del Napolitano bis, l’attuale capo dello Stato non vuole avallare quella che potrebbe diventare una prassi. “Quello che inizia – ha sottolineato nel messaggio di fine 2020 – sarà il mio ultimo anno come presidente della Repubblica. Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese. La ripartenza sarà al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato. Sarà un anno di lavoro intenso”. “Quest’anno, anche perché è l’ultimo del mio mandato, non potevo e non volevo” fare a meno di questo incontro, ha affermato poi il 29 marzo scorso. Idem al Dantedì al Quirinale, quando aveva risposto “c’è un tempo per ogni cosa” al solito Roberto Benigni che gli diceva: “Presidente a me dispiace che stia per finire il suo mandato e che lei vada via”.

Ha già firmato per un appartamento dove trasferirsi a febbraio

Fino ad arrivare al 19 maggio scorso, in occasione di un incontro con una scolaresca romana. “L’attività” del presidente della Repubblica “è impegnativa, ma tra otto mesi il mio incarico termina, io sono vecchio, tra qualche mese potrò riposarmi”. Mentre il giorno prima, intervenendo all’Università di Brescia, aveva accennato incidentalmente agli “ultimi mesi della mia presidenza”. Il riferimento di ieri alle parole di Leone sembra dunque chiudere definitivamente la questione. Almeno dal punto di vista di Mattarella. A riprova del fatto che il capo dello Stato non ne vuole sapere è la firma del contratto di locazione per un appartamento, situato a Roma tra i quartieri Parioli e Salario Trieste. E’ lì che trasferirà la residenza una volta terminato il mandato al Quirinale il prossimo 3 febbraio. A rivelare la notizia L’Espresso online. 

Il no al bis è un problema per i partiti, che ora non sanno su chi puntare

Lo stop al Mattarella bis è un bel problema per chi confidava nel tandem con Draghi a Palazzo Chigi fino a fine legislatura. Certo, se si dovesse mettere male, dopo tot votazioni a vuoto, i partiti potrebbero salire al Colle a chiedere in coro il bis. A quel punto Mattarella avrebbe non poche difficoltà a declinare nuovamente l’invito. Ma la sua posizione, chiara e forte, sul mandato unico del Presidente è un dato di fatto. I partiti ne devono tenere conto e provare a proporre un nome alternativo. La difficoltà oggettiva riguarda soprattutto il Pd, che deve necessariamente proporre un candidato gradito al M5S, alleato-accollo. In declino nel Paese ma partito di maggioranza relativa in Parlamento. Il centrodestra a questo punto molto probabilmente punterà su Berlusconi (il quale un po’ ci spera, visto che ha detto che Draghi deve restare a Palazzo Chigi).

Draghi deve restare a Palazzo Chigi (e scongiurare il voto anticipato)

Draghi al Quirinale – sebbene in effetti possa essere proprio questo l’obiettivo dell’attuale premier, che in merito tace – è uno scenario che terrorizza i partiti, perché aprirebbe alla possibilità del voto anticipato. Scenario che allo stato attuale non vuole nessuno dei partiti di maggioranza, neanche il Pd – ringalluzzito dopo la vittoria alle amministrative.

Adolfo Spezzaferro

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