Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 20 mag – Con una settimana di ritardo dall’approvazione in Consiglio dei ministri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto Rilancio. Dopo la bollinatura, il dl è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale ieri sera ed è entrato immediatamente in vigore. Ora è atteso all’esame del Parlamento. Già decreto Aprile, poi decreto Maggio, il pacchetto di misure per famiglie e imprese da 55 miliardi (e bene 266 articoli per 323 pagine) arriva in ritardo e mette solo delle toppe cercando di tamponare i danni incalcolabili fatti da mesi di serrata generale all’economia.

Gualtieri parla di tempi rapidi. Ma non è proprio così

“Il dl Rilancio è stato bollinato e andrà subito in Gazzetta Ufficiale, entro 2-3 giorni arriverà il bonus agli autonomi che lo avevano già ricevuto”, ha assicurato ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “Ci sarà il pagamento diretto dei 600 euro a tutti i 4 milioni di lavoratori autonomi, di collaboratori che li hanno già avuti e questo pagamento avverrà nell’arco di 2-3 giorni al massimo”, ha chiarito. Inoltre, “sarà possibile fare domanda per i 1.200 euro per il bonus per la baby sitter e i centri estivi e poi a giugno ci saranno i contributi a fondo perduto per le imprese e la terza tranche fino a 1.000 euro per i lavoratori autonomi”, conclude.

Ecco quanto ci vorrà per i soldi

Ma il ritardo pesa eccome. Al di là degli annunci di Gualtieri, i lavoratori autonomi dovranno attendere: i 1.000 euro vengono riconosciuti a chi può dimostrare di aver avuto una riduzione di fatturato, ma per questo servirà una circolare attuativa dell’Inps. Inoltre, bisognerà attendere la circolare applicativa dell’Agenzia delle Entrate per il contributo a fondo perduto riconosciuto agli autonomi e alle imprese sotto i 5 milioni di fatturato che hanno subito la riduzione di due terzi gli incassi. Ancora, sarà necessario attendere la circolare applicativa per il bonus riservato alle colf e badanti (500 euro): quest’ultime dovranno avere un contratto, o più contratti, per almeno 10 ore settimanali. I tempi di erogazione saranno ancora più lunghi invece per il reddito di emergenza, il Rem. La domanda per l’assegno, che varierà tra i 400 e gli 800 euro a seconda dell’ampiezza del nucleo familiare, dovrà essere presentata entro giugno e avrà severi paletti di Isee e patrimonio. Per la platea degli interessati i soldi non arriveranno prima di luglio.

I danni del ritardo di una settimana

Inoltre, c’è il rischio che il “buco” di una settimana possa incidere in maniera negativa su alcuni provvedimenti. Per esempio, come riporta il Giornale, la proroga del blocco dei licenziamenti stabilito dal decreto Cura Italia (scaduta domenica scorsa). In questo lasso di tempo le aziende, se volessero, potrebbero licenziare (vista la crisi). Non solo, oltre al ritardo, il dl nell’ultima bozza presenta anche dei tagli a varie misure. E’ sceso da 495,7 milioni di euro a 448 milioni la copertura del fondo per ristorare Regioni e Province autonome delle minori entrate derivanti dalla cancellazione del saldo e dell’acconto Irap di giugno, che non potranno finanziare il fondo sanitario nazionale. Altri 10 milioni sono stati tolti dal fondo per la promozione del turismo che nell’ultima bozza è passato da 30 a 20 milioni di euro.

Aumentano le tasse per le scommesse

Ancora, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha strappato all’ultimo momento l’aumento del contributo al fondo salva sport per i prossimi 18 mesi allo 0,50% degli incassi delle scommesse sportive dallo 0,30% della bozza precedente. Il fondo garantirà 40 milioni nel 2020 e 50 milioni di euro nel 2021. Se la cifra non dovesse essere raggiunta, la differenza sarà attinta dal fondo annuale da 410 milioni riservato al Coni. L’aumento fiscale per l’intero settore scommesse – retail, online e virtual – ammonterebbe a 72 milioni di euro l’anno (+17%), secondo le stime dell’agenzia Agipronews.

Scuole paritarie: solo un'”elemosina”

Tra le novità inserite nell’ultima bozza, ammontano a 150 milioni le risorse destinate alle scuole paritarie, di cui 70 milioni per le scuole primarie e secondarie per le mancate rette di studenti fino a 16 anni, 65 milioni per le mancate rette della scuola dell’infanzia e 15 milioni al Fondo nazionale per il Sistema integrato di educazione e di istruzione. Soldi giudicati insufficienti dalla Lega, che accusa il governo giallofucsia di aver fatto “l’elemosina” alle paritarie.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

Commenta