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maccjiarossaRoma, 10 nov – La passione per la rieducazione e l’autocritica non ha mai abbandonato definitivamente i “compagni”, nemmeno in quest’era post ideologica. Il mondo dell’antifascismo romano (e non solo) è in subbuglio dopo i fatti della Magliana di sabato scorso, quando la rabbia scaturita dai danni causati dagli scontri tra militanti della sinistra antagonista e forze dell’ordine, ha convinto gli abitanti del quartiere a dare letteralmente “l’assalto” al centro sociale Macchia Rossa. Un autogol politico senza precedenti, che il “Collettivo Militant” riconosce lanciando una dura accusa indirizzata alla propria area politica, dai toni non molto distanti dalla nostra analisi pubblicata qualche giorno fa.



“Sabato scorso si è prodotto un disastro politico mai accaduto in queste forme e proporzioni a Roma(…) non basta affidarsi alla consolante accusa della ferocia repressiva di Forze dell’ordine e Magistratura, in questo caso. Quello di sabato non è “conflitto”. Non è “antifascismo”. Non è “pratica dell’obiettivo”. Non è “scontro con le guardie”. Quello di sabato è un modus operandi, una visione del mondo, riprodotta altre volte in questi anni, che però calata nella specifica realtà della periferia storica romana ha prodotto danni incalcolabili alla sinistra cittadina”.

Qualcuno dunque, anche nell’estrema sinistra, ha capito che sfasciare le vetrine e le macchine in via Cavour ha un peso, farlo in via della Magliana ne ha un altro. Meglio tardi che mai. Anche sull’autoreferenzialità dell’antifascismo e lo scollamento tra estrema sinistra e popolo, Militant non utilizza certo la punta di fioretto.

“Quello di sabato è riot onanistico di una composizione militante residuale e completamente scollegata da qualsiasi rapporto con la società, che rappresenta solo sé stessa in uno scontro campale tra bande con l’altra fazione. E’ la logica degli opposti estremismi, che la sinistra – tutta – ha sempre rifiutato come lettura borghese dell’antifascismo, ma che da sabato viene legittimata. Sabato abbiamo giocato agli opposti estremismi, sconfitti politicamente dalla destra, militarmente dalle guardie e socialmente dal quartiere”.

L’analisi impietosa del Collettivo Militant arriva poi a minacciare di “intelligenza con il nemico” chiunque “non riconosca questo fallimento”, dichiarandosi “non più disponibili a legittimare martiri nichilistici basati sulla volontà di (im)potenza”. Per non passare da “fichette” o peggio “moderati”, Militant ribadisce il proprio sostegno in passato alle dure giornate del 14 dicembre 2010 e del 15 ottobre 2011, caratterizzate da scontri molto violenti. Scontri però molto diversi da quelli della Magliana, scevri da ogni logica politica e determinati solo dalla volontà di dare vita ad una “guerra dei bottoni” il cui unico risultato è stato quello di segnare il nuovo confine della distanza che separa l’estrema sinistra dal sentimento popolare. Almeno per una volta quelli di Militant hanno ragione da vendere.

Davide Di Stefano

 

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5 Commenti

  1. Articolo interessante di Militant, come trovo interessanti i commenti ..in particolare questo che e’ anche inquietante…

    Andrea

    10 novembre 2016 at 15:05 · Rispondi

    Pur essendo lontano anni luce da quasi la totalità dell’analisi marxista e ribadendo la massima solidarietà a tutti i fermati e a chi ancora langue in galera o ai domiciliari, non posso che trovare pressochè ineccepibile l’analisi dei compagn@ di militant.

    Purtroppo la fotografia che ho di Roma nell’ultimo periodo (ma in realtà è fenomeno abbastanza diffuso in tutte quelle parti d’Italia dove le amministrazioni non sono compiacenti e complementari ai movimenti) è abbastanza scoraggiante.

    – Tentativo di rioccupazione del Valle con un risvolto patetico, sembravano quasi gli sgomberi delle occupazioni programmate coi presidi a scuola

    – Sgomberi di occupazioni storiche, per ultima il Corto Circuito, subite con leggerezza, quasi come ci si aspettasse la dovuta la desistenza del potere verso i movimenti con l’elezione della Raggi

    – E per ultimo questo tentativo di arginare il fascismo in un quartiere terminato con 40 arresti (non c’ero ma suppongo metà dei partecipanti al corteo), spazio assaltato e sgomberato (ce la si può cantare e suonare quanto si vuole, ma a sprangare le saracinesche del macchia rossa c’erano donne e uomini di Magliana, che hanno dato più valore al vetro della propria automobile che a 40 anni di attività nel loro quartiere) e gli stessi fascisti che se ne sono usciti con una bella retorica della vittoria sulle zecche rosse

    Da dopo il 15 ottobre purtroppo si continua a cercare di praticare l’impraticabile e cercare forzature laddove sarebbe molto più salutare ripartire dalle basi del proprio locus politico, del proprio quartiere o del proprio squat, cercando di beccarne il meno possibile.
    Perchè se da un lato il bombone o la pietra sporadica non scalfiscono di un millimetro i mostri che combattiamo, dall’altro lato il livello repressivo è arrivato a degli apici inimmaginabili e con Davide Rosci ancora prigioniero e 40 compagni con accuse pesantissime, che ne limiteranno indubbiamente le vite e la partecipazione politica per almeno i prossimi 5 anni, sfidarlo in questi modi approssimativi, pensati male e strutturati peggio, potrebbe essere la fine di tutto.

    Riprendo il punto sollevato da più commenti sui paragoni con il nord europa più che con la Grecia (un contesto che credo non possa essere accostato davvero a nessuna realtà europea), invitando i compagn@ a rivalutare certe modalità, specie se usate per la lotta al fascismo di strada (perchè per quello culturale e politico credo che il cammino sia lunghetto). Alle volte agire in pochi e decisi può essere la vera chiave di volta e portare qualche risultato, che magari non si può esaltare su qualche comunicato “d’area o d’aria” che dir si voglia, ma nella realtà di una città, quartiere o paesino conta eccome.

    Libertà per tutt@ i/le prigionier@

  2. Militant, rispetto a tutto il resto del zeccume anarchico e post-autonomo, ha i suoi fondamenti ideologici nel marxismo-leninismo (quindi stalinista e maoista) per cui alcune analisi sono un po’ meno deliranti rispetto al “resto” delle zecche sfasciavetrine. Poi “l’intellettualoide sociologo” di miltant è uno stipendiato di Alfano (v. ministero dell’interno). Meditate gente, meditate…

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