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Roma, 16 apr – Giorgia Meloni scrive a Mario Draghi: “Sospenda la cessione della quota di Enel in Open Fiber, l’interesse nazionale va difeso“. Secondo la leader di Fratelli d’Italia il progetto di vendita della quota di Enel nella società di rete a banda larga, avviato dal Conte bis, va sospeso. Cassa depositi e prestiti – dice la Meloni – non deve acconsentire alla cessione. Anche perché – è l’obiezione della leader di FdI – “se Enel dovesse essere obbligata a completare il processo di cessione oggi in atto della propria quota in Open Fiber, si troverà paradossalmente nella condizione di dover investire cospicuamente all’estero in settori nei quali gli è stato impedito di investire in Italia. Una condizione inaccettabile“. “L’interesse nazionale” va difeso, è la richiesta di FdI.



Meloni scrive a Draghi: “Cdp non autorizzi cessione quota Enel in Open Fiber”

“Il dossier finisca nelle mani del presidente Draghi“, è la richiesta espressa nella lettera al premier e inviata dalla Meloni per conoscenza anche ai ministri dell’Economia Daniele Franco, dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e per l’Innovazione tecnologica e transizione digitale Vittorio Colao. La leader di FdI chiede al premier anche di dissuadere Cdp dal dare pareri favorevoli alla cessione, auspicando un ritorno in Parlamento dell’intera questione.

“Rete unica, stop a danni causati da precedente governo”

Nella lettera la presidente di FdI sottolinea che “il dibattito sulla rete unica, promosso da Tim e sostenuto dal precedente governo, con modalità che hanno suscitato forti critiche, sembra ormai giunto ad un punto finale. Ne prendiamo atto e riconosciamo il mutato interesse sul tema grazie alla maggior cautela adottata dal governo da Ella presieduto. Purtroppo le conseguenze delle iniziative del precedente governo hanno già generato danni rilevanti al settore, danni che stanno proseguendo per inerzia, senza che alcuno intervenga“, avverte la Meloni. “L’intera vicenda – si legge nella lettera – è nata ovviamente male, in un contesto a mio parere viziato da improprie ingerenze politiche nelle dinamiche di concorrenza tra imprese, cosa che i mercati internazionali non hanno gradito, ma ora occorre fare definitivamente luce e chiarezza sulla vicenda”.

FdI: “A decidere dovrebbe essere il nuovo Cda di Cdp”

FdI sottopone quindi a Draghi “due aspetti delicati“. Innanzitutto “ci chiediamo se non sia più appropriato che i vertici di Cdp evitino di assumere, oggi, una decisione di gradimento su un argomento di così grande rilievo come la cessione a Macquarie Group della quota Enel in Open Fiber”. “Sarebbe certamente più appropriato lasciare ogni eventuale decisione al nuovo Cda che scaturirà dal rinnovo ormai prossimo delle cariche“, suggerisce la Meloni per rimandare l’eventuale cessione. In merito alla quale – scrive la Meloni – “esprimo la nostra ferma contrarietà ad una eventuale decisione di gradimento da parte di Cdp”.

“Difesa interesse nazionale di Open Fiber sia discussa in Parlamento”

Quanto al secondo aspetto, “riteniamo che su un tema così rilevante debba essere investito il Parlamento” perché sul dossier “insistono aspetti di grande rilevanza. La difesa dell’interesse nazionale, il valore economico e finanziario di una società come Open Fiber (al momento ancora pubblica e italiana), oggi stimato fino a 8 miliardi e destinato ad una crescita esponenziale, infine la scelta di operare sul mercato con un modello del tipo “wholesale-only” (letteralmente, “solo all’ingrosso”, ndr), introdotto dalla Ue”.

“Draghi segua personalmente dossier e valuti nostra posizione”

La lettera si conclude con una richiesta a Draghi “di seguire personalmente questo dossier e di valutare il senso della nostra posizione. Nonostante il nostro ruolo di opposizione parlamentare (FdI presenterà una mozione di sfiducia contro il ministro Speranza, ndr), non abbiamo alcuna difficoltà a cooperare con il governo e con le altre forze politiche di maggioranza su un tema così delicato che investe l’interesse nazionale e chiama in causa, a un tempo, le responsabilità di noi tutti. E siamo pronti a farlo senza nessun pregiudizio. Così come non abbiamo avuto alcun pregiudizio nel riconoscere i meriti dell’Europa nella scelta di un modello di sviluppo delle infrastrutture e dei mercati digitali che riflettono l’esigenza di quella sovranità digitale ripetutamente evocata dalla stessa presidente della Commissione Ue, von der Leyen”.

Adolfo Spezzaferro

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