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Roma, 15 apr – Questo governo non lavorerà “con il favore delle tenebre” come ha ribadito Giuseppe Conte, ma nemmeno con l’assenso del Parlamento. Almeno per quanto riguarda la trattativa europea che si consumerà il prossimo 23 aprile, quando sul tavolo del Consiglio europeo si deciderà in merito all’accordo raggiunto all’Eurogruppo sul piano economico che prevede, tra le altre misure, la possibilità di ricorrere al Mes in versione “light”. Non ci sarà infatti alcun voto prima del vertice europeo del 23 aprile, come invece di consuetudine avviene per un appuntamento di tale importanza. Dunque Giuseppe Conte non farà votare a Camera e Senato una pre risoluzione, non vincolante, ma che dia un indirizzo politico in vista del Consiglio europeo. Il voto parlamentare è infatti previsto dalla Costituzione solo per l’approvazione dei trattati e, in questo caso, il Parlamento è tenuto a votare solo in caso di richiesta da parte dell’Italia di accesso all’istituzione Mes. Insomma i parlamentari voteranno solo in caso di richiesta di attivazione.

Una forzatura politica evidente

Seppur legale quella della maggioranza è chiaramente una forzatura. Conte si limiterà a presentare in Parlamento, il 21 aprile, una informativa su ciò che sta accadendo in Italia. Ma nessun voto dell’assemblea come avviene sempre in questi casi. A prendere la decisione è stata la Conferenza dei capigruppo alla Camera, dove è risultato determinante l’assenso del Movimento 5 Stelle. E’ chiaro che il voto parlamentare prima del Consiglio europeo causerebbe probabilmente una crisi di governo: i 5 Stelle continuano a dirsi contrari al Mes, Conte dopo varie giravolte finge di rimanere fermo sulla posizione “no Mes, sì eurobond”, mentre il Pd e Renzi sono per il sì. Insomma il presidente del Consiglio ha bisogno di prendere tempo per sbrogliare la matassa: fingendo magari di aver spuntato qualcosina in più al Consiglio europeo, in modo da permettere magari ai 5 Stelle più “responsabili” di non opporsi all’eventuale attivazione del Mes, magari con il supporto di Forza Italia che ieri si è schierata a favore del Mes senza se e senza ma. Oppure Conte potrebbe rimanere ingarbugliato nella rete, si creerebbe una crisi politica la cui soluzione magari potrebbe essere l’avvento di Mario Draghi. 

La protesta della Meloni

Dura in ogni caso la critica a al governo da parte di Giorgia Meloni: “Dopo aver detto, in una specie di conferenza stampa a reti unificate, guardando dritto alla telecamera, che il governo italiano non lavora con il favore delle tenebre, che guarda in faccia il popolo italiano e che sul Meccanismo europeo di stabilità guarderà in faccia il popolo italiano”, spiega la leader di Fratelli d’Italia in un video pubblicato su Facebook, “Giuseppe Conte decide di venire in Aula, ma di non accettare un voto parlamentare prima di andare al Consiglio europeo che dovrà decidere cosa il presidente Conte debba dire sul Mes, sugli eurobond e sugli strumenti europei a fronte della crisi sul coronavirus”.

Davide Di Stefano

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