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Roma, 16 apr – Giuseppe Conte prende tempo sul Mes e nel tentativo di placare la polemica nella maggioranza tra Pd e Iv – favorevoli al Meccanismo europeo di stabilità come strumento per intervenire contro l’emergenza coronavirus – e il M5S, fermamente contrario, ricorda ai giallofucsia che la decisione finale spetta al Parlamento e che fino ad allora discuterne è inutile. Dopo che ieri sera la Conferenza dei capigruppo alla Camera, proprio per evitare uno scontro in Aula tra le forze di maggioranza e una possibile crisi di governo, ha optato per una semplice informativa di Conte prima del Consiglio europeo del 23 aprile, ora è lo stesso premier a fa presente che la discussione sarebbe stata inutile, perché ancora nulla è deciso. Parole che forse potranno sedare gli animi nella maggioranza ma che comunque confermano la decisione di esautorare il Parlamento su un tema molto delicato – quello del ricorso al Mes e del dover incappare nelle sue condizionalità, che ci porterebbero la Troika in casa come fu per la Grecia – pur di rimandare lo scontro. Il risultato è che Conte andrà al Consiglio europeo senza alcuna indicazione espressa dal Parlamento. Ciò significa che agli occhi degli altri Paesi Ue, dopo l’Eurogruppo in cui il ministro dell’Economia Gualtieri ha aperto al Mes, l’Italia il 23 si siederà al tavolo ripartendo dall’ultima posizione espressa: il sì al Mes “light”, che come sappiamo “light” non è.



Magari nel frattempo si trovano i numeri in Aula per compensare il no del M5S

Il dato politico è questo. Poi ci sono le belle parole di Conte con cui assicura che lui vuole spulciarsi ogni dettaglio prima di decidere. Ma – nonostante i toni da despota illuminato del premier – che ricorda che la parola finale spetta al Parlamento, per l’appunto non decide Conte. Quindi il non affrontare il tema in Aula prima del Consiglio europeo serve soltanto a preparare la piazza per quando si dovrà votare il Mes. Nel frattempo – è il ragionamento/auspicio di Conte – si saranno trovati i numeri (con Forza Italia e altri “responsabili”) per far vincere il sì al Fondo salva Stati (che a dispetto del nome gli Stati li rovina).

Per il premier la discussione è inutile. Alla faccia della democrazia

Il clima è quello dell’attendismo. “Sul Mes sta lievitando un dibattito che rischia di dividere l’intera Italia secondo opposte tifoserie e rigide contrapposizioni“, scrive Conte su Facebook, sintetizzando lo scontro in atto nella maggioranza: sul Mes “alcuni sostengono che esiste il rischio che rimangano le tradizionali condizionalità macroeconomiche, altri ritengono che, pur se non previste nella prima fase, alcune condizionalità potrebbero essere inserite in un secondo tempo, altri ancora prevedono che si arriverà a cancellare tutte le condizionalità ad eccezione del vincolo di destinazione per le spese di cura e di prevenzione del contagio”. Ma discuterne, secondo Conte, è inutile: “Discutere adesso se vi saranno o meno altre condizioni oltre a quelle delle spese sanitarie e valutare adesso se all’Italia converrà o meno attivare questa nuova linea di credito significa logorarsi in un dibattito meramente astratto e schematico (in verità si chiama democrazia, ndr). Bisognerà attendere prima di valutare se questa nuova linea di credito sarà collegata a meccanismi e procedure diversi da quelli originari. Se questo nuovo strumento finanziario presenterà caratteristiche effettivamente differenti dal Mes, per come finora utilizzato”. Insomma, il Parlamento per adesso non deve esprimersi perché tanto sarebbe inutile. Così Conte spazza via la democrazia.

“Al Parlamento spetterà l’ultima parola”

“Se vi saranno condizionalità o meno lo giudicheremo alla fine – conclude Conte -. Solo allora potremo valutare se questa nuova linea di credito pone condizioni, quali condizioni pone, e solo allora potremo discutere se quel regolamento è conforme al nostro interesse nazionale. E questa discussione dovrà avvenire in modo pubblico e trasparente, dinanzi al Parlamento, al quale spetterà l’ultima parola“.

Il punto è che – come sottolineato dalle opposizioni – Conte in questi giorni è passato dal “no al Mes, non ci serve, è inadeguato” al “forse sì al Mes, ma dipende dalle condizionalità”. Il tutto senza passare per il Parlamento ma soltanto perché la sua maggioranza è spaccata e lui vuole continuare a tenerla insieme. La questione quindi non è il bene del Paese, aiutare famiglie e imprese ad affrontare la crisi economica scatenata dall’emergenza coronavirus, ma è la poltrona da premier. Sulla pelle degli italiani.

Adolfo Spezzaferro



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3 Commenti

  1. Nulla di nuovo. Oramai sono diversi anni che la democrazia nel nostro paese è quantomeno sospesa e che la volontà della maggioranza dei cittadini ha poco valore. Basti pensare agli esiti dei Referendum neanche considerati ed al numero spropositato di Presidenti del Consiglio mai espressamente votati (ed in alcuni casi neanche eletti). Il voto dell’elettore italico (specie se non politicamente corretto) non conta quasi più nulla. Le decisioni che contano vengono prese nelle segrete stanze (spesso di qualche Loggia).

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