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AlmiranteMilano, 27 ott – Milano non avrà una “Via Almirante”. Lo ha deciso il sindaco Beppe Sala, bocciando la proposta di Fratelli d’Italia e della neo responsabile milanese, Viviana Beccalossi. “Personalmente non sono molto d’accordo – ha detto Sala – per due motivi: il primo è perché non c’è stato un grande legame tra Almirante e la nostra città; il secondo è che Almirante è stato un politico anche capace, però la sua storia e il suo ruolo politico nella Repubblica di Salò c’è stato. E non so se l’oblio sia già ammissibile”.

Curioso che le massime autorità cittadine, sindaco in primis, solo poche settimane fa si siano sperticate in elogi nei confronti dell’ex rastrellatore di partigiani Dario Fo. Del resto un ex ragazzo di Salò, Mirko Tremaglia, è stato anche ministro della Repubblica (di questa Repubblica…). Surreale, poi, l’argomento sul legame con la città, come se una metropoli come Milano non avesse un respiro nazionale (e infatti, come accade in ogni grande città, metà delle vie milanesi sono dedicate a grandi personalità italiane senza specifico legame con la città). Insomma, l’irrigidimento di Sala appare del tutto pregiudiziale e anti-storico.

A margine della questione, va tuttavia fatto notare come sua stancante l’attitudine di certa destra a fissarsi su impuntature identitarie del tutto secondarie, come il fatto di voler intitolare una via a Giorgio Almirante in ogni città d’Italia, quando lo stesso mondo politico non è stato capace di far fruttare nemmeno la pur complessa eredità politica almirantiana. Come se “Via Almirante” fosse il feticcio ideologico in grado di dare a una linea politica altrimenti del tutto anodina, una qualche parvenza di radicalità, o almeno di radicamento. Ma questa è decisamente un’altra storia.

Adriano Scianca

3 Commenti

  1. questo Dario Fo -che se non avesse fatto della militanza attiva rossa nella sua vita non sarebbe stato mai probabilmente apprezzato da nessuno vista la scarsissima caratura di attore (non riusciva nemmeno a parlare in un italiano decente,arrotondando e strascicando le parole come un anziano ai giardinetti e questo anche negli anni ’70 quando anziano non lo era affatto; un confronto con Carmelo Bene risulta addirittura impietoso nel mestiere della parola e della voce) non è stato solo nella RSI…ma è stato VOLONTARIO nei Paracadutisti del Battaglione Azzurro, quando dopo l’Otto Settembre 1943 era chiaro che si sarebbe combattuto al Nord Italia a fianco dei Nazisti contro i partigiani,una scelta di campo completamente differente dei Parà della Folgore dispiegati in Egitto nel 1942 a combattere contro i Britannici a fianco dell’Afrika Korps di Rommel; di quest’ultimo si narra peraltro che al termine delle cerimonie ufficiali e foto di rito facesse levare le bandiere con la (il) svastica,in quanto in primis si sentiva un Soldato ed Ufficiale della Wehrmacht. Si potrebbe poi meditare a lungo sul fatto che RSI dopo e Fascismo prima non fossero per niente “di destra” (non a caso furono combattuti da Paesi assolutamente “di destra” come GB e USA) e che quindi attirassero anche uomini “di sinistra” tra le proprie fila come Dario Fo…ma è meglio investire qualche minuto nell’ascolto del suo pessimo Grammelot all’inglese per prendere atto che persino un Adriano Celentano con “Prisencolinensinainciusol” sarebbe stato più degno di Premio Nobel…

  2. Dario Fo’ è come Benigni un guitto da 4 soldi senza nessuno spessore artistico. Nei suoi monologhi dava più l’impressione di un ubriaco a fine serata che un attore. Altro che Il Maestro Bene…

  3. Un utile idiota per masse di decerebrati e squallidi subumani…….Quanto desidero la Peste del Manzoni!!!!