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Catanzaro, 5 ott – Mimmo Lucano non entra in Consiglio regionale in Calabria: l’ex simbolo dell’accoglienza, il “campione” dell’immigrazionismo non supera la soglia di sbarramento. La legge Severino dunque non c’entra niente: l’ex sindaco di Riace, condannato in primo grado a 13 anni e due mesi per vari reati tra cui favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, non ha preso abbastanza voti.



Mimmo Lucano fuori dal Consiglio regionale: non supera lo sbarramento

Impresentabile dunque, ma non secondo la legge, ma secondo la volontà degli elettori calabresi. La lista di Mimmo Lucano “Un’altra Calabria è possibile” infatti si è fermata al 2,3 per cento, ben al di sotto della soglia di sbarramento del 4 per cento necessaria a far scattare almeno un seggio. L’ex sindaco di Riace è stato recentemente condannato per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa, peculato e abuso d’ufficio, con una pena quasi raddoppiata rispetto alla richiesta iniziale del pm. I giudici in sostanza hanno ritenuto che il tanto celebrato “modello Riace” di accoglienza non era altro che un modo per speculari sugli immigrati grazie attraverso i fondi a cooperative e associazioni.

Inutile la manfrina della sinistra per risollevare le sorti dell’ex sindaco di Riace

La sentenza ovviamente ha scatenato il pianto della sinistra, che ha gridato al processo politico. E quando diciamo sinistra intendiamo tutto l’apparato, che va dall’avvocato difensore Giuliano Pisapia fino alle Ong, passando per le anime belle dell’immigrazionismo: Boldrini, Cirinnà, padre Zanotelli. Tutti in coro a stracciarsi le vesti per una sentenza sproporzionata, con l’intento di fare di Lucano la vittima da premiare per l’impegno civile. Impegno negato dai giudici e che andava però riconosciuto con il voto alle regionali. Appello inutile. Come inutile è stata tutta la manfrina delle manifestazioni pro “ingiustamente condannato”.

Capolista in tre circoscrizioni elettorali con la lista di sinistra che sosteneva il sindaco uscente di Napoli, Luigi De Magistris, Lucano ha preso 9.779 preferenze e 18mila voti di lista. Insufficienti per entrare in Consiglio regionale. Dato indicativo a tal proposito è che nella “sua” Riace, l’ex sindaco ha raccattato soltanto 150 voti. Meno della metà dei consensi andati al candidato vincitore, Roberto Occhiuto (centrodestra).

I calabresi bocciano il modello immigrazionista

Numeri alla mano, dunque, il modello immigrazionista – condiviso pure da De Magistri – non piace ai calabresi, che hanno preferito il modello opposto, quello del centrodestra. Occhiuto ha vinto con il 54,46 per cento. L’ex capogruppo di Forza Italia alla Camera si è imposto nettamente sulla candidata di Pd e M5S, Amalia Cecilia Bruni (27,68%) e sullo stesso De Magistris, arrivato terzo con il 16%. Ultimo classificato invece è l’ex governatore Mario Gerardo Oliverio, che con una lista personale si ferma a un irrisorio 1,7%.

Adolfo Spezzaferro



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2 Commenti

  1. Peccato che non abbiamo ancora lo ius soli ed il diritto di voto agli immigrati.!
    Sarebbe stata una bella soddisfazione.

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