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Roma, 9 ago– E’ l’ennesima, surreale – per usare un eufemismo – storia che rischia di alimentare ancora di più il vento dell’anti-politica in previsione del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. E giunge proprio dal nostro Parlamento, il quale a quanto ha scoperto e riportato La Repubblica, citando fonti della Direzione Anti-frode, anti-corruzione e trasparenza dell’Inps, ospita cinque parlamentari che hanno pensato bene di far richiesta e intascarsi i 600 euro per le partite Iva previsti dai decreti Rilancio e Cura Italia.

La misura, come si ricorderà, era stata voluta dal Governo per rappresentare una – sia pur molto parziale  e risicata – forma di contrasto alla crisi economica che ha colpito i lavoratori autonomi durante i mesi del lockdown. A dire il vero, molte delle persone che pure avevano proposto domanda non hanno poi voluto l’effettivo pagamento della somma, destinandola ad altri lavoratori certamente più bisognosi. Lo stesso pensiero non lo hanno però avuto i cinque parlamentari, i quali pur percependo ben 12.439 euro netti al mese, più una cospicua mole di benefit e agevolazioni di ogni ordine e grado (dai trasporti, tanto ferroviari quanto aerei, alla copertura delle spese sanitarie, e via dicendo) hanno pensato bene di percepire sul serio quei 600 euro.

Immediata la furiosa sequenza di prese di posizione da parte dei politici nostrani. Il ministro degli Esteri Di Maio ha immediatamente affidato ai social la sua indignazione, chiedendo le dimissioni dei cinque innominati e lamentandosi del fatto che i nomi siano coperti dalla privacy. Proprio sulla privacy vertono altri commenti di esponenti politici i quali invitano il Presidente Fico a rivelare all’opinione pubblica l’identità dei parlamentari «gargarozzoni». Proprio Fico ha subito parlato di «vergogna» e ha auspicato, stando a quanto riporta il Fatto Quotidiano, che i parlamentari chiedano scusa e restituiscano la cifra percepita: «in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici. È necessario ricordarlo sempre».

Gli fa eco il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, che si è affrettata a chiedere un intervento per scoprire chi abbia fatto domanda per il bonus, visto che lo stesso era stato pensato «per aiutare chi davvero stava soffrendo, chi si era ritrovato di colpo in difficoltà».
Stesso grado di incandescente indignazione dalle parti del Pd, con il capogruppo alla Camera Delrio che, pure lui, parla di vergogna e di necessitata restituzione. Ora manca solo di sapere i nomi dei cinque furbetti. «Che un parlamentare chieda i 600 euro destinati alle Partite Iva in difficoltà è una vergogna. Che un decreto del governo lo permetta è una vergogna», ha commentato il leader della Lega Matteo Salvini.

Cristina Gauri

8 Commenti

  1. Magari solo cinque! Per adesso sono 2000 a tutti i livelli, da nazionale fino a locale, a testimonianza del loro miserrimo bagaglio etico! E questi sono volgari, miseri spiccioli: poi ci sono traditori del mandato elettorale e quelli della Patria!

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