Roma, 24 gen – Irregolarità, circoli esclusi dal computo dei voti (succede in Sicilia), problemi con le anagrafi del partito. Ordinaria amministrazione in uno dei capitoli verso le primarie del Pd fissate per il prossimo 3 marzo. Ma in attesa dei gazebo in strada, il voto nelle sezioni langue. Facendo segnare l’ennesimo record in negativo, con gli iscritti destinati a calare sempre di più.

Due milioni e mezzo di tesserati nel 1947: erano questi i numeri del vecchio Partito Comunista, che anche alla sue fine (era il 1990) e nonostante la disaffezione alla politica di quegli anni superava il milione di iscritti. Volendo considerare il Pd la sua mutazione genetica nel terzo millennio, il racconto è quello di un’altra storia. E in continuo calando.

Correva l’anno 2008 quando Walter Veltroni veniva incoronato segretario della nuova forza politica e “staccava” più di 800mila tessere. Quasi dimezzate cinque anni dopo: 550mila all’inizio dell’epoca Renzi, che però nel 2017 doveva fare i conti con un ulteriore calo di oltre 100mila simpatizzanti. Perdita diventata emorragia dopo gli anni di governo e la débacle elettorale di marzo 2018. Stando a quanto riportato dalla Commissione per il Congresso, che controlla le operazioni di voto nei circoli, ad oggi l’affluenza è stata pari a 93mila votanti, il 51% del totale. Il calcolo è presto fatto: gli aventi diritto, vale a dire il numero approssimativo dei tesserati, si attesterebbe a quota 182mila. E dai vertici del comincia a serpeggiare la paura per i gazebo, che potrebbero tramutarsi per il Pd nella plastica immagine della disaffezione popolare nei suoi confronti.

Nicola Mattei

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