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Roma, 12 mag – La procura di Roma ha indagato 11 persone, accusate di offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica. Tra gli indagati c’è pure il professor Marco Gervasoni, docente universitario finito in un calderone senza capo né coda fatto filtrare in modo fumoso sui media. Sulla vicenda abbiamo intervistato Augusto Sinagra, legale di Gervasoni e professore ordinario di diritto delle Comunità europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

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Avvocato, ieri il professore Gervasoni è stato svegliato all’alba dai carabinieri del Ros. Il controllo del dibattito viene affidato addirittura all’antiterrorismo. Siamo davvero di fronte a una psicopolizia orwelliana?

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“La vicenda ricorda l’immagine di un colpo di artiglieria pesante per colpire una supposta mosca. Per un reato di questo tipo, ove mai esistente, per il quale basterebbe la prova di un semplice screenshot di una dichiarazione pubblicata sui social – prova facilmente acquisibile – si dispongono perquisizioni e sequestri in varie parti d’Italia nei confronti di una pluralità di persone tra cui appunto il professor Gervasoni. Siamo di fronte a una forma di delirio giudiziario. Ma sa qual è la cosa più sconcertante di questa vicenda?”.

Qual è?

“Nel decreto che dispone il sequestro di sistemi telematici si chiede anche la verifica e il sequestro di conversazioni avvenute tramite whatsapp. Come fonte di prova per un supposto reato di vilipendio si prende lo scambio di messaggi privati? Quanto affermato in una conversazione privata può essere considerato vilipendio? Assurdo. Inoltre si mettono sotto inchiesta professori come Gervasoni e giornalisti. Si vuole alzare il tiro colpendo la libertà di espressione che non c’entra nulla con il vilipendio. Se dicessi pubblicamente “Mattarella cornuto” sarebbe vilipendio, se dico viceversa che disattende la Costituzione è esercizio sacrosanto del diritto di critica.

Oggi, in Italia, una legittima opinione può quindi essere considerata una minaccia?

“Guardi, di recente c’è stata una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che vedeva una situazione identica. Un cittadino francese accusato di vilipendio al capo di Stato francese. La Corte europea ha confermato il diritto di ogni cittadino di esprimere tutte le critiche che vuole nei confronti di chiunque a cominciare dal Capo di Stato. Una cosa dunque è l’insulto, l’altra è il diritto di critica. Qua invece si è voluto alzare il tiro. Si colpiscono giornalisti, blogger, professori. Si mette a tacere il pensiero libero, cosa di una gravità assoluta.”

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Cominciano a vedersi i risultati di whatsapp, una porta falsamente privata aperta a cani e porci, ovviamente fastidiosa e pericolosa per tutti. Non consente neppure di soprassedere. Sempre valido questo Signor Avvocato a buttarla lì…

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