Roma, 11 ott — La decisione di fare coming out, ovvero l’atto di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale, dovrebbe rimanere nel novero delle scelte personali: come, dove, quando e a chi rivelarlo non dovrebbero essere soggetti a diktat. Lo ripetono da anni — e alla nausea — le associazioni e gli attivisti Lgbt: ognuno ha i propri modi e i propri tempi, e il tempo per molti potrebbe coincidere con il «mai». Fà quello che ti rende felice e ciò che fai in camera da letto non è affare di nessuno se non tuo. E’ il loro mantra, no? Mantra che però non si applica, secondo il Partito gay, ai nuovi eletti dello schieramento di centrodestra.

Il diktat del Partito gay

Secondo quanto rivelato dal Giornale la Stasi arcobaleno degli ambienti di Montecitorio avrebbe infatti individuato ameno cinque eletti in quota Fratelli d’Italia e dintorni di orientamento diverso da quello eterosessuale. E ora reclama a gran voce che questi si facciano avanti. «In questo nuovo Parlamento sono presenti tra le fila di Fratelli di Italia e nel centrodestra almeno 5 parlamentari, lesbiche e gay», punta il dito Fabrizio Marrazzo. Una dichiarazione semi inquisitoria mascherata dall’augurio che nella giornata internazionale sul coming out, questi possa dichiararsi «per dare forza alla nostra comunità e lottare contro le discriminazioni».

La politica della camera da letto

Marrazzo, come tutti gli attivisti Lgbt, è soggetto a quella fastidiosa fissazione per cui quello che avviene in camera da letto debba per forza avere una valenza politica. «Il fatto stesso che ci sono parlamentari Lgbt+ non dichiarati in Fdi, centrodestra e non solo, mostra le difficoltà che ci sono nella società, che inducono le persone a non dichiararsi per non essere discriminate, quindi l’invito a chi è stato ora eletto in parlamento, avendo una posizione di rappresentatività, a fare coming out come lesbica o gay per far evolvere il parlamento». O magari i parlamentari — presunti — omosessuali amano semplicemente farsi i cavoli propri senza farsi schedare da Marrazzo e senza lasciare che i propri gusti sentimentali-sessuali li definiscano come persone e come politici. C’è gente che — incredibile a dirsi — ha anche altre priorità.

La risposta di FdI

Non si è fatta attendere la risposta di Mario Ravetto Flugy, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia e omosessuale dichiarato: «In Fratelli d’Italia non è mai esistita discriminazione basata sulla inclinazione sessuale. Lo dimostra anche la mia esperienza personale, omosessuale dichiarato e dirigente sin dall’inizio nel partito di Giorgia Meloni e candidato alle ultime elezioni politiche». Pertanto, Flugy definisce «intimidatorio» l’invito di Fabrizio Marrazzo «che in modo ultimativo ingiunge ai ‘sospettati di FdI’ di rendere pubblica la loro condizione personale: è inaccettabile ogni tentativo di mettere in piazza la vita privata di donne e uomini che hanno diritto di decidere liberamente se rendere pubblica o meno la loro inclinazione affettiva». E conclude sottolineando l’ipocrisia del Partito gay il quale sostiene di operare per impedire che le persone subiscano violenze psicologiche, ma, di fatto, è la prima realtà che le compie su chi non vuole piegarsi ai propri diktat.

Cristina Gauri

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