Roma, 1 set – Vecchia volpe comunista, alla ricerca di voti nella cosiddetta area “antisistema” di destra. Per capire quanto sia impacchettato ad arte l’astuto modus operandi di Marco Rizzo, è utile notare un piccolo dettaglio presente in uno dei suoi ultimi post Facebook. Travolto dalle polemiche dopo la sua uscita su Mikhail Gorbaciov – “era dal 26 dicembre 1991 che avevo aspettato di stappare la migliore bottiglia che avevo”, ha scritto due giorni fa il segretario del Partito Comunista – tira fuori una vecchia citazione di Mao Tse-tung. Nulla di strano, penseranno i lettori, dopotutto nel pantheon di Rizzo ci sarà pure il “Grande Timoniere” cinese. Peccato che nel citare Mao, il compagno Rizzo abbia omesso una parolina piuttosto evocativa.

Così Rizzo taglia la citazione di Mao

Cosa ha scritto Rizzo? Riportiamo il virgolettato: “Tutti devono morire, ma non tutte le morti hanno uguale valore. La morte di chi si sacrifica per gli interessi del popolo ha più peso del Monte Tai. Ma la morte di chi serve gli sfruttatori e gli oppressori è più leggera di una piuma”.

Originale di Mao, del 1944: “Un antico scrittore cinese, Szuma Chien, disse: ‘Tutti gli uomini muoiono, ma la morte di alcuni ha più peso del Monte Tai, e la morte di altri è più leggera di una piuma’. La morte di chi si sacrifica per gli interessi del popolo ha più peso del Monte Tai, ma la morte di chi serve i fascisti, di chi serve gli sfruttatori e gli oppressori, è più leggera di una piuma”.

Trovata la differenza? Già, dalla citazione Rizzo ha tagliato proprio i “fascisti”. Come stracciare in un sol “balzo in avanti” il tradizionale rigore scientifico di stampo marxista, partoriente per lo più analisi tanto accurate quanto soporifere e anacronistiche. All’improvviso per Rizzo i fascisti sono amici da coccolare? Non scherziamo, l’antifascismo resta per lui insindacabile.

A suon di infelici furbate 

Ma siamo in campagna elettorale e Rizzo fa il furbo, ammesso che qualcuno abbocchi ai suoi tranelli. Perché la vecchia volpe comunista, pur senza ammetterlo ed evitando di inimicarsi i suoi compagni di viaggio più trinariciuti, punta da anni a raccattare voti a destra. Ci prova disperatamente, tra vaghi richiami alla marzialità, osservazioni sull’immigrazione invise alla sinistra rosè e qualche “scorretta” uscita sul fronte diritti civili. Tenta insomma di rispolverare una sorta di marxismo ortodosso, poco indulgente con certe derive dem, e procede così a suon di facile retorica da bar. Un clamoroso bluff, ben ponderato. E scivolato sulla citazione di Mao. Avanti compagno Rizzo, riprovaci.

Eugenio Palazzini

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4 Commenti

  1. Giampaolo Pansa, autore del “Il sangue dei vinti” nel suo libro “la grande bugia” menziona Rizzo come un negazionista totale sia degli eccidi di innocenti commessi nel dopoguerra da partigiani comunisti e sia delle foibe.Siamo di fronte ad un elemento pessimo che adesso fà il sovranista.Il suo sogno è un sovranismo alla Mao in cui comanda lui e gli altri alla fame, sopratutto se contro il suo comitato centrale

  2. In effetti, paradossalmente, Rizzo è il comunista con cui alcuni elettori di destra si trovano spesso d’accordo.

  3. Si ma alla fine si tratta di una dei 5stellari della prima ora , che altro che non erano che maoisti pauperisti stile viet-cong magari conditi con salsa new age , ma la puzza del marxismo abietto si sente fin su marte! Vi abbiam sgamati compagneros! Che fate ? Tornate alla play ?
    Tanto finchè c’è il reddito…..

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