Roma, 1 ott – Pompeo è sbarcato stamani a Roma. Il segretario di Stato americano è arrivato oggi in Italia per la prima tappa, una visita ufficiale di quattro giorni, del suo mini tour europeo. Mentre negli Stati Uniti continua a infuriare la bufera su Donald Trump (al Kievgate si sono aggiunte ipotetiche pressioni del presidente Usa sull’Australia), il responsabile della politica estera statunitense incontrerà Sergio Mattarella al Quirinale e poi Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Sulla carta è però l’appuntamento di domani a Villa Madama quello chiave, perché Mike Pompeo si confronterà con il suo omologo italiano, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Che ci fa Pompeo in Italia?

I temi caldi sul piatto sono principalmente tre: Cina, dazi e crisi libica. Nel primo caso non è un mistero che Washington non abbia affatto gradito l’adesione italiana alla nuova Via della Seta, il governo americano è preoccupato in modo particolare per gli investimenti di Pechino in alcuni settori che stanno particolarmente a cuore agli Stati Uniti. A riguardo è soprattutto la sicurezza nazionale che gli Usa credono venga messa in discussione dallo sviluppo delle rete 5G. Il caso Huawei dimostra che le frizioni si possono trasformare rapidamente in attriti di un certo peso. E’ dunque verosimile che il premier Conte ribadirà a Pompeo che il governo italiano ha già provveduto a inserire la tecnologia sperimentale 5G nelle disposizioni del Golden power, al fine di tutelare l’Italia da eventuali investimenti considerati predatori.

Stallo libico

Viceversa, i due temi che dovrebbero essere affrontati di petto da Conte e Di Maio riguardano la Libia e i dazi sui prodotti italiani. L’ambiguità degli Usa sulla guerra nella nostra ex colonia rischia di esacerbare una situazione già di per sé drammatica. Non è facile però capire cosa chiederà l’esecutivo giallofucsia al segretario di Stato americano, visto il lassismo mostrato dall’Italia fino ad oggi e l’altrettanto poco chiara posizione di Roma. Non è improbabile, è anzi decisamente ipotizzabile, che l’incontro con Mike Pompeo sia ben poco risolutivo.

I dazi Usa

Ancora più complicata sembra essere poi la questione dei dazi, con l’amministrazione Trump che a breve potrebbe pubblicare un documento che rivelerà a quanto ammontano le compensazioni che gli Stati Uniti potrebbero chiedere all’Unione Europea per gli aiuti ad Airbus. La Coldiretti ha ben chiarito l’entità del danno per l’Italia nel settore agroalimentare, specificando che quello americano dopo la Francia è “il secondo mercato estero per il Re del Formaggio su cui Trump minaccia di applicare un dazio pari al valore del prodotto importato. Ciò significa che la tassa passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al chilo, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al chilo. A un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi stimato nell’80-90% del totale, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano”. Il premier Giuseppe Conte ha ammesso che la situazione “non è facile”, assicurando però che ce la “metterà tutta” per difendere in prima persona il Made in Italy. Senza però chiarire in che modo.

Eugenio Palazzini

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