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primarieRoma, 10 mar – Un boomerang dagli effetti devastanti. Il Pd fa i conti con gli strascichi pesantissimi delle primarie: sospetti, accuse, impreparazione. Le consultazioni interne di Roma e Napoli sono state un disastro per il partito di Matteo Renzi. Nella capitale, il riconteggio delle schede ha dimostrato che i voti non espressi sono stati 567 e non 2866 come detto in precedenza, mentre le nulle 326 e non 843.



Roberto Giachetti canta lo stesso vittoria: il dato politico (e cioè la sua consacrazione) non cambia, dice. Lo stesso dichiara Matteo Orfini: “Politicamente non cambia assolutamente nulla”. Ma vale il vecchio gioco del sospetto: se hanno gonfiato i numeri delle schede bianche, chissà cosa hanno combinato con i voti espressi. Che si sia trattato di un’operazione studiata a tavolino e non di disattenzione lo conferma anche un anonimo dirigente nazionale del Pd che al Messaggero ha dichiarato “di avere gonfiato virtualmente le schede bianche e le nulle per fare aumentare l’affluenza”. Resta insomma forte l’impressione di una generale opacità su quello che dovrebbe essere lo strumento della trasparenza per eccellenza. Evidentemente questo vestito di foggia tipicamente americana non calza bene su un sistema tutto italiano, nei pregi (pochissimi) e nei difetti (una marea).

Se Roma piange, Napoli non ride. Anzi. Nel capoluogo campano, tra accuse di voto di scambio e l’ombra della camorra, le cose sono andate pure peggio, anche se era obiettivamente impossibile fare peggio del 2011. Anche qui la vincitrice, Valeria Valente, getta acqua sul fuoco: “Dico da giorni che alcuni episodi vanno sanzionati, alcune scene rilevano un grave problema. Dobbiamo cambiare. Non possono però inficiare tutto lo svolgimento di primarie che sono state corrette e ordinate in larghissima parte. I casi di compravendita non risultano. E il passaggio della criminalità non lo condivido: troppo duro, non può essere il corollario di un ricorso”. Ma Bassolino è già sceso sul piede di guerra, facendo un ricorso che però è stato bocciato perché presentato oltre il termine massimo. L’ex sindaco e governatore non l’ha presa bene e ora starebbe valutando la discesa in campo con una lista civica: “Molti miei sostenitori mi stanno spingendo nella direzione della lista civica. C’è tempo per decidere. Le liste si presentano 35 giorni prima del voto e si voterà a giugno. Certo, se il Pd non rinsavisce si va avanti con un’ombra per tutta la campagna elettorale. Seguire in questa strada è un clamoroso danno per il partito, un boomerang spaventoso”, ha affermato. Per il Pd sarebbe davvero una bella gatta da pelare.

Giorgio Nigra

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