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Roma, 24 giu – “L’Italia è uno Stato sovrano ma ci sono tutte le garanzie per rispettare il Concordato“: così Mario Draghi risponde al Vaticano sul ddl Zan. Atteso per tutto il giorno, e dopo il silenzio dei parlamentari alla Camera, in sede di replica al Senato sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo di oggi e domani, il premier alla fine ha detto la sua sulla nota della Santa Sede in merito al ddl Zan. E sostanzialmente ha detto che per adesso la parola sta al Parlamento ma che non si possono ignorare i rilievi della Santa Sede. E a sentire Letta e i giallofucsia, non sembra che la sinistra lo abbia capito.



Ddl Zan-Vaticano, Draghi: “Italia Stato laico ma ci sono tutte le garanzie”

All’indomani della “nota verbale” in cui la Santa Sede segnala alcuni seri rischi per la libertà d’espressione e di organizzazione dei fedeli e della Chiesa sollevati dal testo del ddl Zan, c’era grande attesa per le parole del presidente del Consiglio. “Senza voler entrare nel merito della questione, rispetto agli ultimi sviluppi voglio dire che il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale. Quindi il Parlamento è certamente libero di discutere“. Questo l’esordio di Draghi rispetto alla discussione della legge contro l’omotransfobia. Il premier ha ricordato che, davanti a qualsiasi progetto di legge, “il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per rispettare i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato. Ci sono i controlli di costituzionalità preventivi nelle competenti commissioni parlamentari, e poi ci sono i controlli successivi nella Corte costituzionale”.

Poi l’ex numero uno della Bce ha citato una sentenza della Consulta del 1989 in base alla quale “la laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, è tutela del pluralismo e delle diversità culturali“. In conclusione, Draghi ha sottolineato che “questo è il momento del Parlamento, non è il momento del governo“. Un chiaro riferimento al fatto che finché il ddl è in discussione in Aula l’esecutivo non può intervenire.

Scontro tra giallofucsia e centrodestra sulla calendarizzazione

Intanto resta accesa la discussione nella maggioranza tra giallofucsia e centrodestra. Da una parte i sostenitori del “ddl Zan così com’è”, dall’altro il fronte determinato a chiedere modifiche al testo per bypassare le criticità non solo sulla libertà d’espressione, ma anche sulla definizione di identità di genere e sulla Giornata nazionale contro l’omofobia e la transfobia. Tutti nodi messi in evidenza anche dalla Santa Sede. Pd, M5S, Leu e Iv sarebbero pronti ad andare avanti, chiedendo la calendarizzazione in aula al Senato del ddl Zan nella capigruppo che si è tenuta al termine dei lavori sulle comunicazioni del premier. Opposta, invece, la richiesta di Fratelli d’Italia e Lega, con il presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, intenzionato a chiedere la sospensione della discussione del ddl. Alla fine non si è trovato l’accordo e la calendarizzazione in aula sarà rivotata il 6 luglio per approdare alle discussione dopo il 13.

Letta fa dietrofront: “Non cambio idea” (ma invece l’ha cambiata)

Si registra un dietrofront del segretario del Pd Enrico Letta, dopo una prima disponibilità al dialogo, è sembrato ripensarci, facendosi forte delle parole di Draghi. “Sul ddl Zan non mi sembra che siano state portate argomentazioni convincenti quindi non cambio idea“. E ancora: “Il rispetto per la Santa Sede non può significare indietreggiare rispetto a una legge di civiltà”. Insomma, niente più tavolo con la Lega, come aveva chiesto il leader Matteo Salvini.

Tuttavia, dalle parole di Draghi si evince che i rilievi della Santa Sede dovranno essere affrontati nelle sedi opportune e non ignorati. Anche perché ad oggi non ci sono i numeri per far passare la legge. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro



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