Roma, 27 gen – Alla quarta votazione per il Quirinale il centrodestra si astiene ma è spaccato perché FdI vorrebbe votare, magari Sabino Cassese (o Elisabetta Belloni), per iniziare a contare i voti fuori dallo schieramento. Mentre Pd-M5S-LeU continuano con la scheda bianca (idem Iv), Lega-FdI-FI optano per l’astensione, perché non c’è ancora un accordo sul nome da votare. Ma nel centrodestra si registrano i mal di pancia del partito della Meloni, che già ieri ha optato per un candidato di bandiera, votando Guido Crosetto.

Quirinale, il centrodestra si astiene ma è spaccato

La tensione che c’è nel centrodestra emerge anche in Aula: i senatori di FdI non hanno inizialmente seguito l’indicazione emersa dal vertice della coalizione. Anziché proclamarsi astenuti, non hanno riposto alla prima chiama e sono risultati assenti. Hanno risposto però alla seconda, astenendosi. Alla fine hanno dunque rispettato la consegna ma hanno anche dato un chiaro segnale di smarcamento. Ma cosa sta succedendo nella coalizione? Secondo le ricostruzioni stampa, Salvini e Meloni sono ai ferri corti. Cerchiamo di capire perché.

La Meloni vuole la prova di forza per contare i voti fuori dallo schieramento

A quanto pare, la leader di FdI stamane si è irritata per la decisione della coalizione di astenersi. La Meloni avrebbe preferito una prova di forza – da oggi d’altronde si può fare sul serio, con il quorum sceso a 505 – su un nome. Per misurare sia la compattezza del centrodestra che soprattutto per sondare i margini di un eventuale allargamento. Ieri difatti per Crosetto sono arrivati quasi il doppio dei voti dei grandi elettori di FdI. Da fonti del partito risulta che i nomi del giurista Sabino Cassese e della numero uno dell’intelligence Elisabetta Belloni andrebbero bene.

Per la Meloni dunque, è sbagliato continuare a rimandare la conta dei voti. “Contarsi è inevitabile – avrebbe detto -. E i fatti, con quanto accaduto ieri su Guido Crosetto che ha quasi raddoppiato i voti in suo favore rispetto ai grandi elettori FdI, dimostrano che i nomi di centrodestra possono essere attrattivi“. Insomma, in sostanza la leader di FdI sta contestando il ruolo di kingmaker di Salvini. Anche perché FdI è all’opposizione e ha le mani meno legate della Lega, al governo con Pd, M5S e LeU.

Il no di Salvini: “Astensione per evitare scontri. Non voglio un candidato di bandiera”

Ma la risposta di Matteo Salvini alla Meloni arriva tramite comunicato: “Le prove di forza non ci interessano. La scelta dell’astensione è nata dalla necessità di evitare scontri. Non voglio un candidato di bandiera, vorrei un candidato o una candidata buona“, taglia corto il leader della Lega. Insomma, a sentire Salvini neanche Cassese andrebbe bene. Il che è quanto meno strano. A maggior ragione se – come fa sapere il capo del Carroccio – il centrodestra è disposto “a votare un nome di alto valore istituzionale. Per consentire ai grandi elettori di tutti i gruppi di superare veti e contrapposizioni”. L’unica spiegazione sarebbe che Salvini sta aspettando l’ok del centrosinistra, magari per proporre proprio Cassese.

“Riconfermiamo la nostra immediata disponibilità ad un confronto per la ricerca di un nome condiviso super partes, in grado di rappresentare tutti gli italiani”, si legge nella nota congiunta Pd-M5S-LeU.

Anche la quarta votazione finirà con un nulla di fatto

Intanto anche la quarta votazione finirà con un nulla di fatto. Da domani però potrebbe esserci una doppia votazione, come chiesto da gran parte dei partiti. Il leader di Iv Matteo Renzi stamane si è sbilanciato: “Domani l’Italia deve avere un presidente della Repubblica”. Vedremo se il centrodestra si ricompatterà in modo da poter proseguire il confronto-scontro con il centrosinistra. E provare a imporsi.

Adolfo Spezzaferro

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