prodi renziRoma, 13 nov – “Da domani dieta ferrea”. Così parlò Agnese Renzi (l’irreprensibile moglie del nostro Premier). Troppe cene luculliane per il Presidente del Consiglio negli ultimi giorni. Bisogna darsi una regolata. In caso contrario partirà qualche bottone della sua bianca camicia. Verdure crude, quindi, e frutta lessa per il buon Matteo. Ma questo è il male minore per il nostro capo scout. Il suo vero nemico sono i gufi che tramano alle sue spalle. Nel Pd ormai è considerato un berlusconiano mancato. Vediamo perché.

Renzi litiga con gli operai per accontentare i grandi ingordi di Confindustria. Ma questo non basta. Per finanziare il partito ha sostituito le salamelle delle feste dell’Unità con i milioni degli industriali che avranno l’onore di sedere alla sua mensa. Per essere più chiari, giovedì e venerdì ha ben pensato di organizzare delle cene di fundraising. In pratica c’è chi paga mille euro per mangiare con il nostro amato Premier. Qualcuno avrà sicuramente pensato di sottoporre questi Signori al Trattamento Sanitario Obbligatorio. I più maliziosi hanno, invece, parlano di lobbies e di conflitti di interesse.

Un dubbio però rimane. Ma davvero Matteo Renzi è il Papa straniero della sinistra italiana? A sentire Landini, la Camusso e Pippo Civati è proprio così. Ma i pasdaran del pensiero democratico dimenticano (o forse fanno finta) ciò che è avvenuto negli ultimi sei lustri. Facciamo l’esempio di due intoccabili: Ciampi e Prodi. Correva l’anno 1981. Renzi era un lupetto. Beniamino Andreatta (maestro di Enrico Letta) e Carlo Azeglio Ciampi, erano rispettivamente ministro del Tesoro e capo della Banca d’Italia, quando eliminarono l’obbligo per la Banca d’Italia di acquistare i titoli del debito pubblico non collocati. Già, perché questo faceva la Banca d’Italia allora, comperava titoli del Tesoro, come fanno la FED e la Banca d’Inghilterra, quest’ultima in violazione all’Art. 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione, che si applica alla UE intera, non alla sola Eurozona. I risultati furono mirabolanti. Il rapporto Deficit/Pil passò dal 60% al 120% in soli 11 anni. Non serve aggiungere altro.

Parliamo però ora dell’oracolo: Romano Prodi da Scandiano in quel di Reggio Emilia. L’unico leader democratico che sconfisse per ben due volte Berlusconi. Ma chi è davvero costui? Mettiamo da parte la sua carriera accademica. Soffermiamoci solo al contributo che diede alla nostra amata Patria. Lui sostiene: “Come Presidente dell’Iri ci furono utili inverosimili (12 miliardi e 400 milioni nel 1985)”. Salvo poi esser smentito dalla Corte dei Conti, che portò alla luce il risultato complessivo di gestione dell’Istituto IRI per il 1985, cui concorrono sia il saldo del conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura patrimoniale, e corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984La Corte, inoltre, segnalava che le perdite nette nel 1985 erano assommate a 1.203 miliardi contro i 2.347 miliardi del 1984.

Ma se questo non basta, ricordiamoci qualche altro episodio. Attraverso le privatizzazioni furono smantellati settori trainanti dell’economia italiana: quello agro-alimentare già dell’Iri (acquisito da gruppi inglesi, olandesi ed americani), il Nuovo Pignone dell’Eni, la siderurgia di Stato, l’Italtel, l’Imi. Sono state inoltre privatizzate Telecom e in parte anche Enel ed Eni, già enti di Stato, che finirono nelle mani delle solite multinazionali estere. Prodi, inoltre, decise la privatizzazione della Credito Italiano proprio tramite la Goldman Sachs, che fissò il valore delle azioni a 2.075 lire, meno di quello di Borsa (che era a quota 2.230 lire). Inoltre il nostro eroe concluse la cessione dell’Italgel (900 miliardi di fatturato) alla Nestlé per 703 miliardi. Così come l’assai discussa vendita della Cirio-Bertolli-De Rica (fatturato 110 miliardi) ad una fantomatica finanziaria lucana (Fisvi) al prezzo di 310 miliardi, che ne garantì il pagamento con la futura alienazione di parte del gruppo stesso alla multinazionale Unilever.

Ma non possiamo tralasciare l’ultima perla. Prodi partecipò alla cerimonia della laurea honoris causa conferita a George Soros dalla facoltà di economia dell’Università di Bologna, presieduta da Stefano Zamagni, stretto collaboratore dell’ex primo ministro emiliano. E presentò anche l’edizione italiana del libro autobiografico di Soros. Questo individuo nel 1992 aveva guadagnato somme enormi speculando contro la lira e contribuendo (con varie banche d’affari) a far bruciare alla Banca d’Italia circa 40 mila miliardi di lire in riserve valutarie. Vediamo la sua bella fedina penale. Condannato per speculazione sulla moneta locale all’ergastolo in Indonesia, e alla pena di morte in Malesia, due anni da scontare nelle carceri francesi per insider trading, e inoltre ricercato dalla Cia per gli stessi reati. Questo campione era un buon amico di Romano Prodi. In confronto, il finanziere Davide Serra che alla Leopolda si scagliava contro gli scioperi è frate cappuccino.

Siamo ancora sicuri che Renzi abbia voltato le spalle agli dei del Pantheon del Pd? Pare proprio di no.

Democratici di ieri e di oggi: stessa faccia, stessa razza.

Salvatore Recupero

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