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Roma, 26 nov – Il governo giallofucsia cerca la quadra per riaprire le scuole il 9 dicembre. Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha incontrato i sindaci delle principali città del Paese che si sono detti disponibili a far tornare gli studenti delle zone rosse e quelli delle superiori in classe a una serie di condizioni: potenziare i trasporti, scaglionare gli ingressi, predisporre i test rapidi per il coronavirus. “Siamo tutti d’accordo che la scuola sia una priorità, lavoriamo insieme per riportare gradualmente gli studenti in classe”, ha detto il ministro al termine dell’incontro.



Le condizioni dei sindaci per riaprire le scuole

La data del 9 dicembre, subito dopo il ponte dell’Immacolata e pochi giorni prima della pausa per le festività natalizie, è soprattutto simbolica: serve a dare un segnale di miglioramento rispetto al quadro epidemico. Anche perché la curva sta calando e in classe – dati alla mano – i rischi di contagio sono inferiori che altrove, come per esempio sui mezzi pubblici. Ecco perché i sindaci chiedono, oltre a orari di ingresso e uscita “davvero scaglionati”, garanzie sull’incremento di mezzi di trasporto, soprattutto quelli extraurbani, per evitare affollamenti sugli autobus e alle fermate. Tra le richieste, anche protocolli sanitari “univoci e chiari” per stabilire le modalità di tracciamento dei positivi, di quarantena e utilizzo dei test rapidi.

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“Abbiamo offerto la nostra massima disponibilità a collaborare con il governo: l’obiettivo comune è di riaprire le scuole. Un obiettivo con ogni evidenza di interesse dei bambini e dei ragazzi nella duplice ottica di contenere la dispersione scolastica e garantire l’indispensabile socialità assicurata nelle prime classi”. Ha detto il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, al termine dell’incontro con la Azzolina. “La nostra massima e unitaria disponibilità a collaborare, però, non può prescindere da alcuni nodi sui quali siamo tornati a sollecitare la ministra e, per suo tramite, l’intero governo”.

Province: “Ok riaprire scuole ma per fasi”

Dal canto loro, “le Province sono al lavoro da luglio per assicurare l’apertura delle scuole superiori in presenza a tutti i 2 milioni e 500 mila studenti medi, con interventi di piccola edilizia, acquistando banchi e affittando nuovi spazi dove necessario. Siamo ovviamente favorevoli al ritorno in classe dei ragazzi e delle ragazze, ma per le scuole superiori deve avvenire con gradualità ed equilibrio, in modo da evitare di dovere intervenire con frenate brusche”. Anche il presidente dell’Unione delle Province d’Italia Michele De Pascale ha fatto presente che è necessario ritornare in classe per fasi. “Stiamo passando troppo frequentemente da un eccesso all’altro – ha spiegato -, prima tutti in didattica a distanza, poi tutti in presenza, poi di nuovo tutti in Dad e ora di nuovo tutti in presenza? Occorre muoversi per fasi, raggiungendo di volta in volta la più alta percentuale possibile in presenza, ma continuando anche ad utilizzare, a turno, gli strumenti di didattica digitale integrata che consentono di evitare le situazioni a più alto rischio di diffusione del contagio”, ha sottolineato De Pascale.

Miozzo (Cts): “I problemi sono prima e dopo la scuola”

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo ripete da giorni la necessità di “riportare a scuola i ragazzi prima possibile”. “La scuola, oggi, non è un pericolo. Le condizioni sono mutate e l’ambiente scuola è un ambiente relativamente sicuro. I problemi sono prima e dopo la scuola“. Un chiaro riferimento al trasporto pubblico locale, che va potenziato. “Bisogna far ritornare ragazzi e docenti a scuola garantendo la sicurezza – ha continuato – il rischio deve diventare compatibile con la disponibilità di risorse per tamponi in tempo reale e tracciamento a supporto della vita scolastica”. Quindi, pur ammettendo che “l’apertura delle scuole non sia a rischio zero” Miozzo ha osservato: “E’ però un rischio sicuramente inferiore di immaginare i ragazzi liberi di andare nei centri commerciali senza regole ed è un rischio che prende in considerazione la salute psicofisica dei ragazzi. Non è pensabile lasciare milioni di giovani nella didattica a distanza per un anno intero. Avremo quest’anno dei liceali che arriveranno alla maturità avendo fatto un mese di scuola in presenza, questo è inaccettabile” ha concluso.

Servono bus specifici per il trasporto scolastico

Il nodo insomma resta quello dei trasporti, che finora non sono stati potenziati preferendo appunto spedire i ragazzi a casa a seguire le videolezioni non appena la curva dei contagi è tornata a salire. “Abbiamo chiesto più fondi alle Città metropolitane e ai Comuni per il trasporto pubblico degli studenti sia aumentando i bus in generale si introducendo nuovi autobus specifici solo per il trasporto scolastico“, ha fatto sapere il sindaco di Genova Marco Bucci dopo l’incontro con la Azzolina. Anche il premier Giuseppe Conte ieri ha detto che “la scuola va riaperta il prima possibile”. Vedremo a che condizioni (e quando).

Adolfo Spezzaferro

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