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Roma, 20 apr – Strada in salita per la riapertura al 100 per cento in presenza della scuola dal 26 aprile: per le regioni, per i sindacati e per i presidi non ci sono ancora le condizioni. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ribadisce l’importanza di ripartire dalla scuola – “un segnale politico”, lo definisce, con gli studenti delle superiori che tornano tutti in classe nelle zone gialle ed arancioni. Ma le associazioni di presidi e docenti, i sindacati (e anche qualche governatore) protestano perché a loro avviso per quella data, così vicina, non è possibile un rientro a scuola in sicurezza. Soprattutto sul fronte dei trasporti pubblici, fonte conclamata di contagio, e che non sono ancora stati potenziati per scongiurare assembramenti.



Rientro a scuola, oggi il vertice governo-regioni-trasporto pubblico

Oggi dunque è una giornata decisiva in tal senso: si riunirà il Comitato tecnico-scientifico per fare il punto sui protocolli per le riaperture dal 26 aprile, da un lato, e ci sarà, dall’altro, il vertice governo-regioni allargato anche ai rappresentanti del trasporto pubblico. Il nodo è proprio garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza a bordo dei mezzi per gli studenti che torneranno in classe. Altro problema, come controllare che chi rientra a scuola non sia positivo. Tra le ipotesi, il test salivare all’ingresso. Ma anche su questo fronte bisogna prima aspettare il parere del Cts.

La protesta dei sindacati

I sindacati di categoria intanto si mettono di traverso. “Ci troviamo davanti a un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali. Prima di decidere la riapertura al 100% in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione, rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti, anche a campione, valutare i dati dei vaccinati, ancora non disponibili (qui i numeri ufficiali, ndr). In caso contrario non c’è alcuna garanzia per studenti e personale scolastico”, è la posizione della Flc Cgil.

Presidi: “Prima completare vaccinazione personale”

L’Associazione nazionale presidi fa presente che prima di riaprire al 100 per cento è necessario “completare il piano vaccinale del personale in servizio presso le scuole per garantire le condizioni di sicurezza che, sole, possono dare continuità all’erogazione del servizio. E’ necessario, in particolare, che tutto il personale impegnato nell’imminente esame di Stato porti a termine la procedura vaccinale prima del suo inizio”.

Regioni: “Serve mix soluzioni tra trasporto e organizzazione scolastica”

Anche tra i governatori c’è chi pone dei paletti. Con l’attuale capienza dei mezzi limitata al 50 per cento, servirebbe un numero di bus molto maggiore. “Mille in più solo in Veneto“, è il calcolo del governatore Luca Zaia. “Ci dovrà essere un mix di soluzioni che non può essere semplicemente sul trasporto, ma evidentemente sull’organizzazione scolastica – precisa Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni -. Vogliamo trovare delle soluzioni, ma bisogna raccontare la verità, dire fin dove è possibile arrivare perché altrimenti si fanno dei danni. E’ meglio dire con chiarezza e serietà dove sono i limiti perché si fa confusione e non si risolvono i problemi”, avverte il governatore del Friuli Venezia Giulia. “Magari – è l’auspicio di Fedriga – troveremo una soluzione modulando le percentuali delle presenze in aula“. Insomma, il governo potrebbe concedere delle deroghe al ritorno in presenza al 100 per cento. Resta da capire, nel caso, se debbano essere le regioni a valutarlo o i singoli istituti, come chiesto dai presidi.

Non solo trasporti, i nodi da sciogliere per il rientro in classe

Allo stato attuale, in classe sono tornati tutti gli alunni delle elementari e gran parte di quelli delle medie, con il rientro a scuola degli studenti delle superiori in zona gialla e arancione si arriverà a circa 8,5 milioni di ragazzi in aula. Dopo mesi di didattica a distanza, che ora va scongiurata ad ogni costo. Ma i problemi restano, al di là della volontà del governo di dare un segnale. Aule non abbastanza capienti per garantire la distanza di sicurezza, personale scolastico ancora non tutto vaccinato (manca il 25%, uno su quattro), aerazione delle aule, tamponi e tracciamenti.

L’auspicio dunque è che il governo – che ha tenuto tutto chiuso proprio per riaprire le scuole – crei le condizioni per mantenere l’impegno di riportare gli studenti in classe. E non opti quindi per compromessi al ribasso, condannando tanti ragazzi a dover continuare con la Dad da casa.

Adolfo Spezzaferro

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