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Roberta-CapotostiRoma, 4 mar – Ieri con una sentenza storica la Cassazione ha respinto il ricorso del Pm di Milano Pietro Basilone, riconoscendo di fatto la legittimità del saluto romano durante la commemorazione dei caduti svolta attraverso il rito del “Presente!”. In un’intervista al Primato Nazionale, Roberta Capotosti, figura storica della destra milanese e consigliere in Zona 2 per Sovranità, “colpevole” di aver fatto il saluto romano durante la commemorazione per Sergio Ramelli e quindi finita tra gli imputati, racconta le diverse fasi che hanno condotto a questa sentenza della Suprema Corte, che come lei stessa auspica “potrà fare giurisprudenza per tutti quei procedimenti aperti in tutta Italia per manifestazioni simili”.

Possiamo definirla una sentenza storica? Cosa rappresenta per tutto un mondo politico?

E’ assolutamente una sentenza storica, unica nel suo genere nella storia repubblicana. Rappresenta comunque un riconoscimento a tutta una comunità di camerati che da anni ricorda i suoi caduti in maniera composta con il rito del “Presente! “. Sancire che non si tratta di un reato, come avvenuto fin qui nei vari tribunali e ora anche alla Corte di Cassazione, significa riconoscere la sacralità di un gesto che per tante generazioni di camerati comunque rappresenta qualcosa di sacro e imprescindibile.

Ricostruiamo le fase del Processo

Eravamo in tutto dieci imputati, di cui sette hanno chiesto il rito normale e tre l’abbreviato. Per i tre che hanno chiesto l’abbreviato c’è stata assoluzione in primo grado, contro cui il Pm ha fatto ricorso e ci sarà l’appello a maggio. Noi sette che abbiamo scelto il rito normale siamo stati prosciolti dal giudice, per non luogo a procedere in quanto il fatto non sussiste. Il Pm ha fatto ricorso contro questa richiesta del giudice rivolgendosi alla Cassazione. Ottenuto questo risultato dalla Suprema Corte ora mi auspico che possa fare giurisprudenza, anche per quei tre che avranno l’appello a maggio e per tutti quei procedimenti aperti in tutta Italia per la stessa tipologia di manifestazione.

Possiamo dire che è stata messa in discussione la legge Scelba?

In un certo senso sì, o meglio si distinguono delle situazioni, come il momento in cui viene fatto il saluto romano. In questo caso è stato  fatto nel ricordo di morti fascisti, che vengono salutati in modo tradizionale per rendergli l’onore che meritano. Per cui il giudice di primo grado ha ravvisato che non ci fosse nessuna volontà di ricostituire nessun partito fascista nel salutare dei morti, contestualizzando la manifestazione, nonostante fosse molto partecipata ed evocativa. Non è che andiamo in giro a fare saluti romani in strada come dei pazzi. Mi piace pensare che sia in qualche modo stata riconosciuta la sacralità di quel momento. Poi è chiaro che dovremmo vedere le motivazioni della sentenza, però la nostra difesa si basava su questo e quindi credo sia stata accolta la nostra linea.

a cura di Davide Di Stefano

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1 commento

  1. Era ora, anche se “altri” giudici, magari di…rito ambrosiano,si guarderanno bene da uniformarsi, E pensare che certe disposizioni nacquero come transitorie. Se è lecito salutare un catafalco comunista col pugno chiuso deve essere lecito anche il “Presente” nostro. Tuttosommato col pugno chiuso 120 milioni di morti, almeno secondo Courtois e compagni,(Compagni), col saluto romano molti di meno:non si arriva al migliaio del “biennio rosso”, secondo Vivarelli. Prendetela come il gioco della torre questa classifica in cadaveri,non è bella,non è caritatevole, non è quel cazzo che volete, MA CI STA.

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