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Roma, 12 dic – Ancora guai giudiziari per Matteo Salvini. Trentacinque voli di Stato su cui aveva già indagato la Corte dei conti, archiviando il caso, adesso diventano un possibile “abuso d’ufficio” contestato all’ex ministro dell’Interno, indagato dalla Procura di Roma, che ha trasmesso gli atti al Tribunale dei ministri. Il tutto senza chiedere l’archiviazione dell’accusa, come avviene per i casi in cui non si ravvisano ipotesi di reato (come nel caso della nave Ong Alan Kurdi a cui fu negato il permesso di sbarco), ma proponendo di fare degli approfondimenti. Gli inquirenti dovranno verificare, attraverso l’acquisizione di documenti e testimonianze, se l’illegittimità rilevata dalla magistratura contabile abbia un rilievo penale. Ma la legge prevede che il fascicolo venga inviato al collegio per i reati ministeriali “omessa ogni indagine”. Indagine che invece deve essere svolta dall’apposita sezione del tribunale, per verificare se si trattò di un abuso, di un eventuale peculato, oppure di niente che possa mandare in tribunale il leader della Lega.



Tutto nasce dal “teorema” del quotidiano la Repubblica

Come è noto, la Corte dei conti ha indagato prendendo spunto da un’inchiesta del quotidiano la Repubblica sugli abbinamenti di molti appuntamenti istituzionali di Salvini con comizi o altri eventi di partito nella stessa zona, subito prima o subito dopo. Muovendosi, ogni volta, con aerei o elicotteri del Dipartimento della Pubblica sicurezza o dei Vigili del fuoco. La Corte dei conti ha svolto le proprie verifiche e, nel settembre scorso, ha archiviato la pratica perché i costi sostenuti per l’utilizzo dei velivoli “non appaiono essere palesemente superiori a quelli che l’Amministrazione avrebbe sostenuto per il legittimo utilizzo di voli di linea da parte del ministro e di tutto il personale trasportato al suo seguito”. Insomma, la spesa sarebbe stata la stessa: nessun danno erariale, quindi. Tuttavia l’uso di quegli aerei ed elicotteri fu considerato illegittimo perché secondo decreti e regolamenti i mezzi della polizia e dei pompieri sono riservati “allo svolgimento di compiti istituzionali o di addestramento, e non ai cosiddetti ‘voli di Stato'”. Per i quali vige un’altra normativa che ne limita l’utilizzo alle cinque più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, delle due Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale), “salvo eccezioni che debbono essere specificamente autorizzate”.

Ora la Procura di Roma vuole verificare se Salvini ha avuto un ingiusto vantaggio per sé

Ora, gli accertamenti sollecitati dai pm coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo riguardano soprattutto le procedure standard seguite nell’impiego degli aerei delle forze di polizia. Come riporta il Corriere della Sera, secondo i magistrati, i 20 spostamenti fatti con l’aereo P.180, i 14 a bordo di un elicottero del Dipartimento di Polizia e quello sul P.180 dei Vigili del fuoco si sarebbero alzati in volo senza autorizzazione. Gli inquirenti quindi devono stabilire se con l’utilizzo di quei mezzi Salvini abbia provocato un ingiusto danno a qualcuno (a parte quello economico per lo Stato, che è stato già escluso) o un ingiusto vantaggio per sé. Insomma, i magistrati della Procura di Roma non demordono e non danno tregua al leader della Lega, riaprendo un caso archiviato, seguendo il “teorema” di Repubblica.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. Mi ricordo di un Signore di sinistra (forse solo perché la destra appariva schifo), ottimo professionista operante nel settore pubblico, che mi diceva: nella voluta complicazione attuale, basta un niente e trovano come denunciare anche me! Salvini o non Salvini (poco cambia), questa è la realtà. Quantomeno le denunce, fin tanto che non c’è la sentenza, consideriamola carta igienica…, srotolata.

  2. Molti tra di loro sono abbonati a Repubblica, devono poi leggere delle loro gesta sull’organo ufficiale del partito del bene….

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